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Recensione: "IL SEGRETO DELLA CRISALIDE" di Denise Aronica

Titolo: Il segreto della crisalide
Autore: Denise Aronica
Editore: autopubblicato
Prima edizione: 9 novembre 2015
Pagine: 330
Prezzo: € 0,99

Trama
Sono passati quasi nove mesi da quando i genitori di Olivia sono morti, ma lei non è ancora riuscita a farsene una ragione. Sa di non essere pronta a passare oltre e a lasciarli andare per sempre e non intende sforzarsi per farlo, così trascorre le sue giornate a tenere il conto del tempo che passa in modo maniacale, imbrattandosi il braccio con un pennarello, chiusa nella sua nuova camera a casa dei nonni, a leggere fino a dimenticarsi di tutto il resto. Nemmeno per Max, il suo fratellino di otto anni, è semplice riuscire a fare breccia nella solida armatura che Olivia ha costruito tutto intorno a sé e anche i nonni, pur sforzandosi di non darlo a vedere, non potrebbero essere più preoccupati per lei, che si rifiuta persino di parlare con uno psicologo. Sarà per via della sua reticenza e testardaggine a rifiutare qualsiasi tipo di sostegno che nonna Margherita prenderà una decisione drastica. Olivia sarà costretta a frequentare per un paio di mesi una sorta di centro estivo molto particolare, gestito da un’amica di vecchia data di sua madre, in cui un’equipe di specialisti si occupa di aiutare adolescenti affetti da dipendenze comportamentali. Proprio lì al centro, grazie alla compagnia di Daniel, un nerd dipendente dai videogiochi, e di Andrea, una ragazza viziata, volubile e misteriosa, Olivia riuscirà finalmente a lasciarsi andare e ad aprire un po’ il suo cuore. Il dolore per la sua terribile perdita però, continuerà ad assillarla, soffocando sul nascere ogni più piccolo sprazzo di felicità. Olivia sarà così costretta a rendersi conto che dovrà iniziare a lottare con tutte le sue forze per riuscire ad avere di nuovo il controllo sulla sua vita prima che sia troppo tardi.



***
Da quando i suoi genitori sono morti, Olivia si è chiusa in se stessa, sfuggendo alla vita e alla realtà. Ha eliminato gli account sui social, gettato il telefono ed eliminato la scheda sim per sempre. Diventare irraggiungibile ai vecchi amici, complice il trasferimento a Milano, nella casa dei nonni, non è stato abbastanza. E se da una parte il suo dolore riesce ad allontanare molti, Liv ha preso precauzioni costruendo una barriera impenetrabile (o quasi) tra lei e gli altri.
Le mura della sua fortezza sono fatte di libri, così tanti libri che l'unica persona che è riuscita a instaurare un rapporto con lei, senza tuttavia riuscire a far breccia, è Bianca, la bibliotecaria della scuola. Nei libri Liv trova rifugio e conforto: mentre legge, il suo dolore si assopisce e per lei è più facile ignorarlo.
Nel suo eremo sicuro non c'è posto per i nonni, che mentre cercano di assecondarla lasciandole spazio, non possono nascondere del tutto la loro preoccupazione, né per Max, il fratellino che nel cuore della notte si rifugia nel letto di Liv, trovando tra le sue braccia protezione dagli incubi. Durante il giorno, però, pur mostrandosi attenta nei suoi riguardi e pronta a confortarlo, Liv non ha tempo di giocare con lui.

Leggere è l'unica cosa che mi aiuta davvero a liberare la mente e che mi permette di estraniarmi del tutto. È il solo modo in cui riesco a sopportare tutto quanto e, diciamolo, potevo sceglierne di peggiori.

Alla fine dell'anno scolastico, che Olivia ha superato senza infamia e senza lode, nonna Margherita ha un annuncio da fare ai nipoti: trascorreranno un paio di settimane a Firenze, ospiti di Veronica, la migliore amica della madre.
Una volta lì, al termine del breve soggiorno estivo, Olivia scopre che è stata inserita in un progetto speciale, creato proprio da Veronica: frequenterà un campo estivo per adolescenti con dipendenze comportamentali.
La patologia non è molto conosciuta, io stessa non ne avevo mai sentito parlare, eppure l'Aronica è riuscita a spiegarla senza complicare e appesantire la narrazione, rendendone evidenti la portata e la diffusione.
Non avevo mai pensato che leggere molto potesse essere un problema e ho da subito provato una certa simpatia per Liv. Se da una parte mi rendevo conto che aveva messo in pausa la vita, perdendo i contatti con la realtà e soprattutto evitando di affrontare la perdita, dall'altra mi rivedevo nel suo amore per la lettura. Io stessa, in momenti difficili, ma sicuramente non tanto gravi, ho trovato nei libri sollievo e, pertanto, riuscivo a comprenderla.
Un libro non chiede, non pretende ed è sempre lì, come un amico sincero su cui si può sempre fare affidamento, e intanto racconta un mondo diverso e porta il lettore lontano.
Ancora ho provato una volontà di ribellione, quando al centro le vengono sottratti i libri e l'ereader: ancora non capivo, ancora mi sembrava ingiusto.
Erano più lampanti, ai miei occhi, i disturbi degli altri ragazzi: Matteo con la passione per i fumetti, i videogiochi e i giochi da tavolo, Gaia che ama stare da sola, Riccardo e Lorenzo che passano da una ragazza all'altra come se fossero terre da conquistare, Andrea, sorridente, bellissima e indifferente, che soffre di mania da shopping compulsivo, Giulia che ha deciso di farsi chiamare Taylor come la sua cantante preferita e, infine, Daniel.
Non è un caso che abbia lasciato Daniel alla fine, mettendolo in qualche modo in disparte, per due ragioni: la prima è che anche per lui ho fatto fatica a riconoscerne il disturbo. Daniel è il figlio di Veronica e, un po' come Matteo, ama i giochi e i videogiochi, ma non mi sembrava preoccupante.
Il secondo motivo è l'importanza che Daniel avrà per Olivia. Avendo trascorso due settimane assieme prima di andare al centro, benché non si siano scambiati molte parole, durante il percorso terapico si avvicinano. Daniel si dimostra subito un sostegno per Olivia e così nasce tra loro una certa complicità.
Il romanzo trova in Liv una voce narrante che mi è sembrata subito giusta: diretta nell'esprimere le proprie opinioni, osservatrice attenta e matura. La narrazione si concentra quindi sulla protagonista e i suoi sentimenti, ma si sofferma su alcuni dei personaggi secondari caratterizzandone gli aspetti emotivi attraverso le reazioni e i comportamenti. Particolarmente complessa e, tuttavia, ben resa è Andrea, una ragazza che si nasconde dietro maschere che le consentono di adattarsi prontamente alle diverse situazioni.
Ho apprezzato la linearità della narrazione che, sostenuta da una prosa semplice e concreta, riesce a far emergere con delicatezza temi importanti che dall'elaborazione del dolore spaziano alla costruzione di un'identità propria e stabile.
Come è facile intuire, sebbene solo alla fine del libro sia possibile coglierne tutte le implicazioni, il titolo non è stato scelto solo per l'evocativa poeticità delle parole: la crisalide protegge una creatura fragile e meravigliosa, la farfalla, permettendole di sopravvivere, ma impedendole il volo.
Mi ha spiazzato il finale, giunto quasi improvviso al termine di una lettura emozionante e coinvolgente. E, in effetti, è stato necessario che ci riflettessi: se da una parte mi è sembrato troppo fulmineo, troppo semplice, dall'altra non avrei potuto immaginare una conclusione diversa, trovandola, infine, in sintonia con i toni e lo sviluppo del romanzo e perfetta pacificazione di un precipitare di eventi ed emozioni.
Ho davvero molto apprezzato l'abilità con cui l'autrice ha inserito le citazioni e i titoli dei libri che, sebbene siano numerosi, non ho trovato eccessivi e anzi, forse proprio perché ho un debole per questo genere di riferimenti, credo che arricchiscano il romanzo.
Il segreto della crisalide è una storia delicata e tenera, ma anche consapevole, di cui consiglio la lettura nella certezza che saprà lasciare qualcosa a tutti.






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