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Recensione: LA RAGAZZA CHE NON C’ERA di Cinzia Bomoll


Titolo: La ragazza che non c’era (Nives Bonora #1)
Autorə: Cinzia Bomoll
Prima edizione: Ponte alle Grazie - 11 ottobre 2022
Pagine: 224
Prezzo: cartaceo - € 16,00; ebook - € 10,99

Trama
La prima inchiesta di Nives Bonora, ispettrice coraggiosa e passionale. Una ragazza viene ritrovata morta per un'overdose nell'ospedale psichiatrico abbandonato di Aguscello, nella bassa ferrarese. Non si riesce a capire chi sia. Ma nelle quarantott'ore che passano fra il ritrovamento del corpo e l'inizio degli esami autoptici, la ragazza sparisce. Qualcuno l'ha vista allontanarsi sulle sue gambe: un raro caso di morte apparente. E così l'ispettrice Nives Bonora, figlia dell'Emilia più genuina – passionale e pragmatica, dolente e vitale – si trova ad affrontare il caso di una ragazza fantasma e una storia marcia, perversa, in cui la malavita dell'Europa dell'Est va a braccetto con la migliore borghesia di Ferrara. Il coraggio di Nives, la sua irruenza e una dose di follia la porteranno a osare troppo ma infine a risolvere il caso a modo suo, contro ogni attesa e ai confini della legge. Ma Nives dovrà anche affrontare i tanti «casini» della sua vita privata, dal rapporto col padre carabiniere in pensione a quello con la nonna che le ha fatto da madre, fino al commissario Brandi, suo capo ostile ma anche poco affidabile amante.

***

Ho letto La ragazza che non c’era in anteprima grazie alla fiducia accordatami da Ponte alle Grazie, ma non ho potuto fare a meno di confidarmi con Anncleire (Please Another Book), che mi ha incontrata quando avevo finito il romanzo da appena due minuti, e con mia madre, alla quale ho voluto consigliarlo in quanto grande lettrice di gialli.
Con entrambe mi sono soffermata su tre aspetti: il caso dell’indagine, la dimensione del femminino e lo stile. Ho trovato quest’ultimo semplice, adatto a un genere che tende a una lettura incalzante. Spero di non essere fraintesa, ma non è la caratteristica che più mi ha colpito.
Sulle prime, quando ero ancora immersa nella prima parte del romanzo, ho avuto l’impressione che anche il caso non fosse particolarmente intrigante per quanto avvincente sotto un profilo più emotivo. Sono stata smentita e lo ammetto con piacere: le apparenze (parola che non scelgo a caso) hanno lasciato trasparire margini meno netti e la ricostruzione della verità si è rivelata più complessa.
Da subito ho trovato interessante l’universo femminile messo in scena da Bomoll: è facile parlare di romanzo al femminile quando la protagonista è una donna e spesso lo si fa con superficialità. È invece una definizione pertinente per La ragazza che non c’era e la serie delle indagini di Nives Bonora.
Le sfaccettature caratteriali dell’ispettrice Bonora, infatti, sono approfondite e rette dalle relazioni che instaura con le altre figure femminili che si muovono all’interno del romanzo. Bomoll riesce così a esprimere efficacemente che, proprio come le persone reali, i suoi personaggi non sono definiti e dati una volta per tutte.
Nives non è soltanto la donna scontrosa e indipendente che appare nelle primissime righe del libro: è infatti agitata da numerose contraddizioni che riversa nelle poesie scritte di getto. Un’abitudine peculiare che le permette di leggersi più a fondo, di incanalare le emozioni e tenerle a bada.
Il confronto con le donne legate alle indagini, per esempio, rivela la sua capacità di entrare in profonda empatia con gli altri fino a capirne le ombre e a scorgerne la luce. La sensibilità di Nives è un ponte perché emergano le sue fragilità, le stesse che la portano agli eccessi più umorali.
Nella quotidianità Nives deve confrontarsi con altre tre figure femminili importanti: la madre, che l’ha lasciata quando era solo una bambina; la pm Baruffaldi, (quasi) rivale in amore e donna che agli occhi dell’ispettrice appare tutta d’un pezzo; e infine nonna Argenta, confidente e punto fermo.
Bomoll accenna anche alla complessità delle relazioni con gli uomini, primi tra tutti il padre e il commissario Brandi. Sono certa che la volontà sia sviluppare ciascun personaggio e le rispettive storie nel corso della serie, ragione in più per me di desiderare il seguito.
Doveroso disclaimer sulla presenza del famigerato triangolo amoroso, che introduco più per poter esprimere solidarietà a chi, come me, terrà le parti del vertice più debole.
Avevo in mente un appello accorato a Bomoll, ma ve lo risparmio. Vi consiglio, invece, il suo romanzo: un promettente inizio di serie da leggere quest’autunno. Io già lo immagino trasposto sullo schermo.




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