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Recensione: NON SI MUORE DI LUNEDÌ di Gabriele Micalizzi e Elena Cesana


Titolo: Non si muore di lunedì. Storia del fotoreporter sopravvissuto all'ISIS
Autori: Gabriele Micalizzi e Elena Cesana
Prima edizione: Signs Publishing - 4 settembre 2020
Pagine: 96
Prezzo: cartaceo - € 20,00

11 febbraio 2019. Baghuz. Siria. Un colpo di RPG sparato dai miliziani dell'ISIS esplode a pochi passi da un fotoreporter italiano che viene gravemente ferito. Il suo nome è Gabriele Micalizzi, le sue fotografie di guerra sono famose nel mondo. Le protezioni che ha indosso gli riparano parzialmente il corpo investito dalle schegge e, ironia del destino, la macchina fotografica che sta usando in quel momento fa da schermo ai suoi occhi. Micalizzi è a terra, come sospeso tra la vita e la morte. In quei lunghi, infiniti momenti, si fanno strada i ricordi più vivi, quelli più forti, quelli che paiono ancora a portata di mano... i suoi ultimi anni, quelli della guerra, della prima linea, delle milizie dell'ISIS inseguite con una macchina fotografica dalla Libia alla Siria. Così, da quel momento a terra in cui la ghiaia si impasta con il sangue, nasce il racconto autobiografico a fumetti di un grande protagonista della fotografia di guerra di questo nostro, nuovo millennio... 

Disegni di Elena Cesana (già disegnatrice Bonelli), ampia parte dedicata alle fotografie di Micalizzi e molti contenuti interattivi in “realtà aumentata” (QR code).

***
Non si muore di lunedì ha un sottotitolo: Storia del fotoreporter sopravvissuto all’ISIS. Solo che Micalizzi e Cesana hanno deciso di raccontare molto di più. Anche prima di quel giorno di febbraio, infatti, Gabriele ha rischiato molto: nella prefazione, Enrico Dal Buono scrive che nelle fotografie di Micalizzi non c’è protagonista, è assente ma allo stesso tempo ingombrante. È la morte «il soggetto impossibile» delle fotografie di Gabriele Micalizzi.
Il libro si divide in due parti. La prima è una sorta di (auto)biografia di Gabriele Micalizzi, costruita intorno a un episodio centrale: l’esplosione in cui ha rischiato di perdere la vista e la vita. La tavola, che inaugura la narrazione, ritrae il fotoreporter a terra, conscio di essere gravemente ferito, ed è riproposta a intervallare un racconto in cui l’unico colore è il rosso del sangue degli uomini giustiziati dall’ISIS.
Dal giorno dell’esplosione nel 2019, infatti, i disegni passano al 2016, quando Gabriele si imbarca su un volo diretto in Libia.

La Libia torna nel caos di una nuova guerra.

Nonostante Cesana abbia riservato il colore solo agli eventi del 2019, le fotografie di Micalizzi si mimetizzano all’interno delle tavole rendendo evidente la vividezza dei disegni. Già questa fusione è un esperimento interessante e ben riuscito che riesce a suggerire il potere narrativo della fotografia.
La seconda parte del volume si allontana, invece, dall’episodio che coinvolge direttamente Micalizzi e si racconta, attraverso una serie di fotografie, l’ascesa dell’ISIS fino alla caduta del califfato di Al Baghdadi.
Non si muore di lunedì ha una composizione artistica e narrativa articolata, ma di agile fruizione. Si tratta di una ricostruzione biografica e storica apprezzabile che pone dei punti fermi al corso degli eventi e aiuta grazie ai supporti grafici e multimediali a comprendere le dinamiche della guerra.
Il libro, infatti, è arricchito da numerosi ma brevi video a cui il lettore può accedere attraverso dei codici QR collocati a margine delle pagine. Spesso questo tipo di contenuti permette alla scena disegnata da Cesana di prendere movimento, prendendo concretezza.
La struttura del volume, composto da due parti saldate tra loro dalla figura di Micalizzi nella duplice posizione del protagonista e del regista, è di per sé sufficiente a spiegare quel di più a cui accennavo ma si potrebbe considerare un ulteriore aspetto. La narrazione di Non si muore di lunedì è triplice: accanto all’esperienza personale di Micalizzi, si apprendono la realtà degli scontri e il durissimo lavoro del fotoreporter.
Il fotoreporter è una figura che si presta a essere idealizzata, ma anche inquinata dal dubbio che proponga immagini costruite in cerca di sensazionalismi. Non è un sospetto che possa venire osservando le foto di Micalizzi, ma liberate dal contorno della narrazione a fumetti, danno l’impressione dell’occhio di uno spettatore e la guerra diventa un teatro. Il graphic novel ha il merito di restituire una posizione al fotoreporter, a Micalizzi: ci racconta la prima linea, la stanchezza, il sudore, la materialità tangibile del pericolo.
Mentre siamo al sicuro nelle nostre case, guardando i servizi del telegiornale, forse non pensiamo a chi ci permette di vedere, di conoscere cosa sta succedendo. È scontato: qualcuno lo dovrà fare, è pagato, non corre davvero dei rischi. Micalizzi e Cesana smantellano queste idee rassicuranti.
Quando decide di tornare in Italia, per esempio, Gabriele è a corto di fondi e ha ricevuto altre proposte di lavoro, come un servizio fotografico per il calendario di miss Italia 2018. Per stare in prima linea servono soldi. Non si muore di lunedì racconta la storia di Gabriele e la storia, o meglio le storie, delle sue fotografie perché, in fondo, è questo che fa il fotoreporter: cerca le storie e le racconta nella loro crudezza.




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