Passa ai contenuti principali

Recensione: ACCABADORA di Michela Murgia

Titolo: Accabadora
Autore: Michela Murgia
Prima edizione: Einaudi - ottobre 2010
Pagine: 164
Prezzo: copertina rigida - € 18,00; copertina flessibile - € 12,00; ebook - € 7,99 

Trama
Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.

***
Maria era nata due volte. Per la sua prima madre, Anna Teresa Listru, era una bocca in più (e di troppo) da sfamare, una creatura che richiedeva attenzioni. Per Bonaria Urrai sarebbe stata fill’e anima.
A quella figlia Bonaria Urrai aveva aperto le porte e le aveva insegnato a non confinarsi, a riconoscere che quella casa era anche sua ed era libera di prendere un bottone o una mandorla perché, semplicemente, le apparteneva.
Diventando fill’e anima della sarta di Soreni, Maria aveva smesso di essere «la quarta» o «l’ultima». Tzia Bonaria l’aveva Le aveva insegnato così a non nascondersi e a essere umile, ma non sottomessa. E l’aveva spinta a impegnarsi a scuola perché la sua intelligenza trovasse nutrimento e avesse più mezzi per affrontare la vita. Eppure, nonostante non avesse mai chiuso una stanza a chiave, Bonaria aveva un segreto che avrebbe voluto rivelare alla fill’e anima, ma aspettava e rimandava.
sottratta a quella classifica estraniante: in un certo senso le aveva restituito un nome e dato un’identità.
Tutti a Soreni sapevano che Bonaria Urrai era un’abile sarta, ma non era solo per i vestiti che bussavano alla sua porta. Bonaria era accabadora e in quanto tale agevolava il trapasso di coloro che, in fin di vita, soffrivano. Non se n’era mai vergognata: aveva imparato presto quanto fosse giusto e dignitoso, ma a Maria non sapeva spiegarlo. Romanzo breve e interamente al femminile, Accabadora è costruito su episodi efficacemente legati tra loro.
Adagiandosi fuori dal tempo per evocare una realtà piccola e chiusa, la narrazione trova un ritmo proprio. La partenza è, in effetti, un po’ lenta e avviene quasi in sordina, concentrandosi sulla nascita della relazione familiare tra Bonaria e la piccola Maria.
Murgia si sofferma, senza peccare di pedanteria, sulle voci perplesse e morbosamente curiose dei compaesani. Al lettore la possibilità di cogliere il peso del giudizio che aleggia ancora oggi su quei figli che sono desiderati e scelti.
La crescita di Maria si accompagna a un diverso scorrere delle stagioni che, probabilmente non a caso, l’autrice descrive in relazione alla maturazione dell’uva nelle vigne. In questa parte del romanzo gli eventi che concorrono a turbare l’armonia tra Bonaria e la fill’e anima appaiono come leggere increspature nello scorrere lineare della storia fino a toccare uno iato, che si insinua come parentesi necessaria nella vita delle protagoniste.
Se da un lato la narrazione dà spazio alla trasformazione del rapporto tra Maria e la Tzia, attraverso cesure che si leggono come cambio di prospettiva e segnano l’ingresso nell’età adulta della prima, dall’altro il compito dell’accabadora rimane il perno centrale della storia.
L’accabadora è una figura storicamente incerta, ma che nelle narrazioni apre lo spazio a riflessioni attuali, mai semplici e finite intorno alla morte dolce e dignitosa, all’eutanasia. L’intento dell’autrice, che inserisce due episodi significativi e complessi, sembra proprio voler essere quello di lasciare cadere la questione.
Con uno stile piano, ma fortemente evocativo e poetico in alcune descrizioni, Murgia lascia molti silenzi accanto a frasi e dialoghi incisivi. In particolare, è l’aspetto psicologico a dover essere colto nel non detto, nell’atmosfera e nelle ombre che scivolano lungo i muri delle case.
Ho molto amato il sapore, la luce e la polvere che si respira nelle pagine della Sardegna evocata dall’autrice ma, forse complice la brevità del romanzo, il finale mi ha lasciato una sensazione di sospensione. Al contrario di quanto si è soliti affermare, penso che non mi sarebbe dispiaciuto se avesse avuto qualche pagina in più.





Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

BUONA ESTATE!

Cari lettori, noi ci prendiamo una pausa per ricaricarci e tornare più pimpanti di prima.  Ci ritroverete, come sempre a settembre. Vi auguriamo relax e tante buone letture!

C'è post@ per noi... #629

  Buona domenica, lettori! Anche questa domenica abbiamo tante novità da presentarvi Il tempo inconiugabile - Filippo Casanova Titolo: Il tempo inconiugabile Autore: Filippo Casanova Data di Pubblicazione : 3 luglio 2026 Casa Editrice: Les Flaneurs Edizioni Pagine: 130 Prezzo : 15,00€ Sinossi:  Cosa resta quando una vita si spezza troppo presto? E cosa accade a chi nasce dopo, nel silenzio che segue una tragedia? Come si riformula il lessico famigliare intorno a domande che non smettono di bruciare? Il 25 giugno 1984, G* muore, a ventidue anni, in un incidente sul lavoro. Non lascia figli, non lascia un’eredità concreta, eppure il suo ricordo si cristallizza nella memoria di chi lo amava fino a diventare una presenza invisibile che attraversa le generazioni. Il nipote, nato troppo tardi per conoscerlo, passa la vita a inseguire le tracce dello zio. Ma più cerca di ricomporre la figura di G*, più si perde nel labirinto della propria identità. In un tempo che si frantuma tra il...

Recensione: Dahlia. Il vivaio delle assassine - Laura Fiamenghi

  Titolo: Dahlia. Il vivaio delle assassine Autrice: Laura Fiamenghi Casa editrice: De Agostini Data di pubblicazione: 9 Giugno 2026 Pagine: 448 Prezzo: 17,00€ Sinossi:  Dahlia è la Rifiorentissima, l’agente più quotata del Vivaio, un’organizzazione segreta di spie e assassine: si fanno chiamare Fiori. Agenti bellissime e letali, prive di emozioni. Ma non Dahlia: lei è... il Fiore fuori dal bouquet. È maldestra, pigra, imprevedibile, le sue emozioni sono tutt’altro che sopite. Eppure, per un colpo di (s)fortuna, è considerata la migliore. Intoccabile. Inarrivabile. Quello di Rifiorentissima è un titolo che non sente suo... e che potrebbe farle crollare il mondo addosso da un momento all’altro. Il suo passato la tormenta come un chiodo fisso, di ruggine e vendetta, e l’unico che può offrirle la libertà è lui... Rune: l’uomo scontroso ed enigmatico che le ha salvato la vita. Occhi di ghiaccio, l’accento svedese, le mani sempre coperte da guanti di cuoio. L’uomo che l’ha sottra...