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Recensione: STORIE FANTASTICHE DI ISOLE VERE di Ernesto Franco



Titolo: Storie fantastiche di isole vere
Autorǝ: Ernesto Franco
Editore: Einaudi - 9 aprile 2024
Pagine: 136
Prezzo: cartaceo - € 17,50; ebook - € 9,99

Trama
La vera storia del labirinto di Creta, le statue misteriose dell’Isola di Pasqua, le avventure dei pirati a Tortuga, il sole di mezzanotte nelle Lofoten, le fughe impossibili da Alcatraz: le isole sono mondi gelosi della propria libertà e non rivelano facilmente i segreti che custodiscono. Procuriamoci quindi un libro anfibio come questo, un isolario, per illuminare la rotta giusta, mettendo in scena la verità e l’invenzione presenti in ogni viaggio, luogo e anima umana. Isole contese, abbandonate, conquistate e riconquistate, vendute e amate, incantate e stregate, plasmate dal vento che le abbraccia e le sferza, luoghi dell’origine e dell’utopia, inaccessibili, invisibili, isole che non sono isole, appena affioranti, quasi penisole: da Cipro ad Alcatraz, da Tortuga alle Galápagos, quando parliamo di isole – secondo il narratore di questo libro – parliamo di profezie, messaggi in bottiglia affidati alle acque. Che cosa vogliono comunicarci, le isole, con la loro presunzione di pensarsi come centro del mondo, di credere che tutto giri attorno a loro, come in realtà fanno solo le correnti e i pesci? La cosa più difficile di fronte a un’isola è semplicemente leggerla, capire quale lingua parla e quale inesauribile racconto mormora il mare frangendosi sugli scogli. “Storie fantastiche di isole vere” descrive l’incontro di due personaggi. Il primo è un narratore, il Pilota, un marinaio che ha navigato su ogni rotta ed è sbarcato in ogni porto, e possiede perciò la saggezza dell’esperienza, quella vera, che si deposita lentamente nel corso di una vita. Sorseggiando un bicchiere di vino Pigato o di rum, fumando una delle sue sigarette papier maïs, pescando nella baia a bordo di una lampara o osservando il mare dall’alto della collina, con il suo affabulare ipnotico e avvolgente il Pilota irretisce chi lo ascolta, lo piglia all’amo, lo cattura, iniziandolo all’insulomania, il culto, o malattia, degli ultimi discendenti di Atlantide. Il secondo personaggio si limita per lo più ad accogliere e raccogliere i racconti dell’altro, ma senza chi ascolta non esisterebbe chi narra, senza lettore non ci sarebbe scrittore. Il porto in cui i due si trovano è quello di Genova, dove «quando vedi una nave enorme sfilare piano in fondo alle vie, ti chiedi se sta salpando lei o se sta salpando la città»; il molo su cui passeggiano è «una rampa verso l’ignoto, una macchina della fantasia: se non salpi con una nave, lo fai con il desiderio o con i ricordi». E il testo che compongono insieme è un isolario, ovvero un libro anfibio, per metà vero e per metà fantastico: un inno al mistero e all’inquieta bellezza delle isole, e quindi all’arte del racconto, e all’oceano delle storie.

***

Ce le siamo contese, strappate, conquistate e riconquistate, le abbiamo vendute e le abbiamo amate, ma forse più difficile è, semplicemente, leggerle.
 
Sfogliando il libro di Franco, si potrebbe dedurre che si tratta di una raccolta di saggi o racconti, ognuno dedicato a un’isola. Non sarebbe giusto, ma nemmeno del tutto sbagliato.
Storie fantastiche è la storia dell’incontro tra due personaggɜ, entrambɜ misteriosɜ ed entrambɜ voci narranti.
L’unǝ è testimone, ascolta e riporta al lettorǝ i racconti del Pilota, l’altrǝ narratorǝ del libro. Al primǝ appartiene lo sguardo sul Pilota, sul mare, sulla città e sugli eventi che accompagnano i racconti. Al secondǝ appartiene la conoscenza, ma è come se l’unǝ fosse il doppio dell’altrǝ.

Mi rendo conto di non esistere, ma poi mi consolo e mi dico che, certo, in quelle vite io non sono esistito.

Il Pilota ha condotto per tutta la vita navi nel porto di Genova, ma qualcuno lo ha sentito dire che “prima” era stato nelle isole di “tutti” i mari. Non si stenta a crederlo perché sembra che conosca le storie di tutte le isole.
Le storie raccontate dal Pilota e raccolte dal suǝ uditorǝ hanno la meglio sulla forma narrativa, portano in secondo piano l’esistenza letteraria deɜ due narratorɜ, i loro movimenti tra il mare e la città di Genova e i fatti a cui assistono.
Il loro incontro è una vicenda accidentale, mentre l’attenzione si concentra sulle storie di ciascun’isola. Al plurale perché nessun’isola ha una sola storia e tutte le isole sono la somma di eventi storici e fatti dell’immaginazione.
Il Pilota conduce ǝ lettorǝ nell’esplorazione di venti isole, tutte vere, anche la più fantastica di tutte. Isola dopo isola, diventa evidente che l’immaginario è vero tanto quanto, e a volte anche di più, del reale perché esiste nella mente degli esseri umani.
Come la grotta sul monte Ida, asilo del neonato Zeus a Creta, che non è altro che una grotta su un monte: un niente, scrive Franco, in cui e grazie a cui risplende tutta la forza che gli uomini lasciano nelle loro tracce più profonde, che sono, ancora una volta, i racconti, le parole…
Storie fantastiche di isole vere si può leggere come una guida di viaggio o come un manuale di storie e libri da (ri)trovare, ma è soprattutto una riflessione sull’essere umano e un’introspezione. 

A Creta avviene il labirinto. Non è un personaggio, non è propriamente un luogo, non è un animale né un vegetale. È un’immagine che, dall’inizio dei tempi, non fa che descriverci e porci domande.

Come accennavo, però, Storie fantastiche è tante cose. È una dichiarazione d’amore alla letteratura, alle vite che ci regala e a Genova, isola in incognito.

Genova non ha sud, non ha nord, è tesa come una gomena fra Oriente e Occidente, le ombre mimano la vita nelle strade.

A metà tra raccolta di racconti e riflessione metafisica, Storie fantastiche di isole vere è un libro coinvolgente ed emozionante. Consigliato a chi ama il mare ma vive a terra, a chi veleggia tra avventure immaginarie in cerca di porti sicuri e a chi sogna di trovare Atlantide.






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