Qui, un giorno, viene a conoscenza per puro
caso, leggendo il quotidiano Il Piccolo, della morte di un amico di
gioventù, Simone. La notizia, pur non vedendo l'amico da quarant'anni, lascia l'uomo particolarmente turbato.
La polizia si interroga se il decesso
dell’uomo sia avvenuto per suicidio o se si tratti di un omicidio. Orlando, sempre pià sconvolto dalla tragedia, inizia un viaggio a ritroso nel tempo, più precisamente nei ricordi di
quando era uno studente di liceo, e nella sua amicizia con Simone,
bruscamente interrottasi una sera di fine estate. Entriamo così nella memoria di Orlando, tra corse sfrenate in motorino, la musica dei Dire Straits, ma anche le prime cotte e le serate con gli amici.
In una
Trieste afosa, descritta in tutta la sua bellezza, l’autore ci introduce
un personaggio davvero singolare. Orlando infatti soffre di acufene, disturbo che lo costringe a vivere una vita diversa dagli altri, ogni forte rumore può fargli
comparire un fischio nelle orecchie, che a volte si presenta come un
fruscio, altre un semplice ronzio. La percezione di ogni cosa che lo circonda assume forme particolari, a volte estenuanti, snervanti. Ma non solo. Orlando si allena a cogliere ogni sfumatura uditiva presente intorno a lui, in questo modo l'udito diventa il senso predominante da quando è affetto da acufene.
"Lo sciabordio del mare sugli scogli, il garrito di un gabbiano, il fracasso della campana del vetro quando viene svuotata, i passi del concierge nel corridoio attiguo alla stanza..."
" Si allenava, nel torpore del dormiveglia, la mattina presto, a riconoscere suoni, selezionarli nella mente, definirli"
La notizia della morte del vecchio amico pone
Orlando di fronte a una delle emozioni più potenti che possiamo provare:
il senso di colpa. La casualità della sua infelice scoperta fa riaffiorare nel protagonista emozioni e sensazioni da tempo sopite, quasi dimenticate, ma anche sospetti mai confessati, nemmeno a se stesso. Ed ecco che il frastuono causato dall’acufene
finisce per diventare un ronzio interiore, che spinge Orlando a cercare
risposte nei ricordi di quando era un giovane, talvolta più riflessivo rispetto ai suoi
coetanei, e a fare i conti con la sua coscienza.
In questo romanzo appassionante, che ha come cornice una Trieste assolata, descritta con la minuzia di chi conosce la città, l'autore condurrà il lettore attraverso le scelte e i "frastuoni" interiori del protagonista.
"Quando
fu di nuovo fuori, sulla strada, Orlando rifletteva sulle parole del
medico e sul significato della sua ultima lapidaria affermazione: il
silenzio non esiste"
Commenti
Posta un commento