martedì 3 febbraio 2015

C'era una volta... #4

"C'era una volta...". È così che hanno inizio alcuni dei racconti più importanti della nostra vita. Quasi fossero parte di una formula magica, queste parole hanno il potere di rinnovarsi e volgersi al presente ogni volta che vengono pronunciate o lette.
Nel tentativo di regalarvi un briciolo di magia, abbiamo ideato la rubrica "C'era una volta..." per condividere gli incipit più belli e suggestivi dei libri che abbiamo letto.

Buonasera ragazzi ^_^ oggi ci sono io con questa rubrica piccina piccina! Sicuramente molti di voi hanno la fissa per l'inizio di un libro come la sottoscritta. Perché, diciamolo, se cattura ti fa avere quel colpo di fulmine con la storia che capita solo a volte. E io sono una fan dell'incipit a effetto e oggi voglio condividerne uno che a me ha colpito moltissimo.

Mutation

Irene Grazzini

L’uomo fissava la parete scura, il respiro affannoso.
Non udiva più nulla. I rumori erano cessati, ma quel silenzio gravido di attesa era più assordante delle grida e degli spari che erano svaniti di colpo.
Irreale.
La quiete prima della tempesta.
L’uomo sentì una goccia di sudore freddo scivolargli sulla nuca, penetrare nel colletto e sotto il corpetto di chitina che gli cingeva il busto. Non aveva un’armatura. Non era un guerriero. Era soltanto uno studioso.
Eppure stringeva in pugno una balestra ad aria compressa, come se ne andasse della sua vita. Forse era così.
Non riusciranno a prendermi qua dentro!
Si sforzò di non pensare a quello che era accaduto all’esterno. Erano arrivati durante l’Ora del Sonno, eludendo la sorveglianza dei Cacciatori di guardia. Li avevano colti di sorpresa, vanificando ogni resistenza. Erano emersi dalle tenebre del Sottosuolo e avevano recato con sé sangue e morte.
L’uomo strinse le palpebre. Immagini tremende gli scorrevano davanti agli occhi. Conoscenti, colleghi, amici... quanti di loro erano sopravvissuti?
E se fossi rimasto solo io?
Scacciò il pensiero con decisione. Era troppo terribile. No, non poteva essere rimasto l’unico umano ancora in vita nell’Alveare Beta7! Erano una piccola comunità, formata da qualche centinaio di persone.
Ma possedevano qualcosa che valeva più di tutte le loro vite.
Era stata la loro maledizione.
L’uomo non si voltò. Non voleva vedere l’oggetto che campeggiava al centro del bunker corazzato. Le pareti erano spesse, piombate. Mura invalicabili. I suoi compatrioti avevano impiegato anni per costruirle, utilizzando il piombo estratto dalla miniera A3. Rendevano quel luogo inaccessibile.
Era al sicuro. I nemici non potevano entrare.
E lui non poteva uscire.
Sono al sicuro come in una tomba.
Deglutì e il rumore riverberò da un angolo all’altro. La stanza aveva una strana acustica, riusciva a trasformare ogni suono in uno stridio metallico. Un borborigmo freddo. Il pavimento era perfettamente liscio, senza un’imperfezione. Anch’esso piombato, ovviamente. Una precauzione in più, dato che il pericolo non veniva dal basso, ma dall’alto.
L’uomo sospirò. C’erano vari tipi di pericolo e l’essere umano non era il peggiore. Ma di certo era il più spietato.
Trattenne il fiato, aguzzando l’udito. Da quando si era chiuso là dentro, gli pareva di essere finito in un mondo parallelo. Non riuscire a vedere nulla di quanto stesse accadendo lo riempiva di sollievo misto a terrore. C’erano spettacoli a cui preferiva non assistere, ma allo stesso tempo rimanere ad attendere un nemico sconosciuto logorava i nervi. Era come se un martello pendesse sulla sua testa, pronto a fracassarla.
Ancora silenzio.
L’uomo avrebbe voluto mettersi a urlare.
Si morse la lingua a sangue. Quanto tempo era passato? Si accorse di non riuscire a quantificarlo. Il tempo era una convenzione umana. Un attimo poteva durare in eterno o spegnersi in un battito di ciglia. Cosa restava, poi, se non un’ombra sbiadita?
La Macchina che custodisco. Si rammentò, cercando di racimolare coraggio. Resta da secoli, insieme ai suoi segreti.
Ed era per quei segreti che la sua gente era morta. Ne valeva la pena? Nonostante quello che aveva imparato, nonostante i suoi giuramenti, non ne era sicuro.
Troppo pochi umani erano rimasti nel mondo per sprecare così delle vite.


Allora, cosa ne pensate? Io trovo sia un incipit che incuriosisce davvero tanto e che spinge a farsi un sacco di domande sulla storia e sui misteri che l'autrice ha intessuto!
Per caso avete già letto Mutation?
Fatemi sapere!


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