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Recensione: D'amore e di rabbia - Giusy Sciacca


D'AMORE E DI RABBIA
di Giusy Sciacca
Neri Pozza | Bloom | 224 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
21 marzo 2023


Sicilia, luglio 1922. A Lentini, centro agricolo della provincia siracusana sotto il fiato dell’Etna, avviene un sanguinoso fatto di cronaca, poi sepolto dalla polvere. Tra i protagonisti anche Maria Giudice, fervente sindacalista di origine lombarda e madre della scrittrice Goliarda Sapienza. Alla vigilia della prepotente affermazione fascista, nella cittadina si consuma un’accesa lotta di classe tra la decadente nobiltà latifondista, arroccata nel palazzo baronale dei Beneventano della Corte, e i braccianti. In mezzo, sul confine di quei due mondi, c’è Amelia Di Stefano, una donna fuori posto. Un proverbio popolare siciliano recita che un uccello in gabbia non canta per amore ma per rabbia. Amelia è una donna in trappola. Catanese di nobili origini, ha pagato duramente un errore commesso da giovane. Ora, tradita dalla famiglia e dagli amici della Catania dei salotti, si ritrova in esilio a Lentini, dove oscilla tra la relazione clandestina che la vincola a Francesco, primogenito del potente barone Beneventano della Corte, e il carisma della fiamma ideologica di Mariano Fortunato, personalità di spicco del sindacalismo locale. Attorno a lei, il popolino, la putía di Santina, i dammusi umidi, i colori e le voci del mercato, le corse dei devoti a piedi scalzi, le vanedde strette, la Grotta dei Santi e i suoi miracoli. A confortarla saranno l’affetto di Enza, capociurma di campagna dalla forte personalità, il sorriso imperfetto di Tanino, l’amico artigiano, o ancora la presenza di Ciccio lo sciancato, ultimo tra gli invisibili, che c’è sempre. I due universi convivono, si intrecciano. E Amelia sempre in mezzo, sempre in bilico. Fino a quando non si imporrà l’imperativo di una scelta. E allora nulla sarà come prima. In questo romanzo Giusy Sciacca ci restituisce una Sicilia arcaica e sanguigna che si lacera sotto le spinte di una modernità scandalosa, impaziente e ribelle che urla la propria ansia di cambiamento.

La mia recensione
Sicilia, 1917. Conosciamo a Catania la nostra protagonista, Amelia Di Stefano. Amelia è di nobili origini ma da anni non ha più contatti con i genitori. È andata via da quella casa che le ha tolto tanto, tutto. Amelia è una maestra ma la guerra che si sta combattendo lontano, nelle trincee del nord, le ha tolto anche questo. E cosa può fare all'inizio del 1900 una donna nubile, bella ma lontana dalla famiglia? Amelia accetta la corte di Francesco Beneventano della Corte, figlio di barone e uomo sposato. La porta con sé a Lentini, le dà una casa, soldi, tutto quello che può desiderare, tutto purché sia sua e solo sua. Tutti lo sanno, tutti nel piccolo paesino sanno chi è e che fa, tutti sanno a chi appartiene. Ma la Sicilia di Amelia non è più quella di una volta, non è più un Regno, è una provincia come tante e anche nella piccola Lentini i primi tumulti iniziano a sentirsi. La guerra è finita e ha lasciato dietro di sé, oltre a una scia di morti, un'altra fatta di mutilati, uomini sconvolti, povertà e frustrazione. Le famiglie, da sempre agricoltori di una terra dura ma che dà i suoi frutti, pretendono che la terra resti a coltivazione, che non si passi al pascolo, pretendono lavoro, lo gridano quegli uomini che per l'Italia sono tornati senza un occhio o una gamba. E in mezzo si mettono i sindacati. In mezzo sta Mariano Fortunato, quel Mariano che fin da subito Amelia ha notato, che le costerà tanto, forse tutto, ancora una volta. E insieme Mariano e Amelia saranno spettatori di una terribile lotta di classe che alla soglia del Fascismo sporcherà di sangue la polvere delle strade di Lentini. 

D'amore e di rabbia è una romanzo che ha un grande pregio: l'amore per una terra. Lo si legge in ogni riga, lo si avverte in ogni parola e in ogni descrizione. La Sicilia appare in tutta la sua maestosità, nelle grandi pendici dell'Etna, nella Catania dalle pietre nere, nella brulla Lentini, ne si sente il calore sulla pelle, il silenzio interrotto da un'imposta chiusa di colpo e dai sussurri che aleggiano nella piazza centrale. È una terra quella descritta difficile, fatta di contrasti e ambivalenze. Da una parte la ricchezza decadente della nobiltà che si adatta alle ventate politiche di turno, dall'altra la povertà della popolazione che inizia a guardarsi intorno, ad alzare la testa per poter lavorare la propria terra. Da una parte il bigottismo della tradizione, dall'altra le passioni sfrenate proibite, tenute nascoste ma di cui tutti sanno e parlano. 
Il romanzo è un inno a questa terra e trova la sua forza proprio in essa. 

La storia in sé invece non mi ha del tutto convinta, soprattutto per quella vena che corre sul filo tra romanticismo e tragedia. Il romanticismo c'è, proibito, malato, discusso, ma c'è. L'amore tra Amelia e il barone sembra non esistere, sembra essere più che altro un misto di lussuria e convenienza, ma in qualche modo sono due pianeti che girano nello stesso sistema solare e periodicamente sono vicini, vicinissimi, e la loro luce si confonde. Altra storia è quello tra Amelia a Mariano. Posso dirlo? Mariano è un cretino. Anche il loro è un amore proibito, che non viene quasi consumato, ma nel loro tira e molla sembra che la colpa sia sempre e solo di Amelia. Mariano proprio non mi è andato giù come personaggio. 
E la tragedia? Eh anche quella non manca, ma non riguarda quasi i nostri protagonisti che in questo modo mi sono risultati un po' inconsistenti, manchevoli di una chiusa che avrebbe dato loro forza e carisma. Mi è sembrato quasi che si volesse dare loro un finale per forza possibilista, una ennesima seconda occasione, andando invece a colpire personaggi di contorno che a fine lettura sono molto più forti e interessanti dei principali. Mi riferisco in particolare a Santina e a Enza, che nella loro vita difficile e appunto tragica spiccano, e molto, rispetto ai tentennamenti continui di Amelia, al suo fare un passo avanti e cinque indietro. 

L'ambientazione, fisica ma anche storica e sociale, sovrasta tutto, fagocita letteralmente una storia che poteva essere quasi "epica" ma che ho trovato un po' troppo debole in diversi punti. 

Voto


Alla prossima






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