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Recensione: La città dei vivi, di Nicola Lagioia

 

Titolo: La città dei vivi

Autore: Nicola Lagioia

Genere:

Anno: 2020

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Pagine: 472

€ 22,00

ISBN: 9788806233334


Il libro

Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda.

Nicola Lagioia segue questa storia sin dall’inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi.

Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.



«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell'incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?»

Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca piú efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un'indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull'istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.



Recensione

La Città dei Vivi non è un libro semplice da leggere. Il caso di cui tratta è noto alla maggior parte di noi per la sua efferatezza e per l'incapacità che quasi tutti noi abbiamo provato nel trovare un senso alle azioni di Foffo e di Prato. L'omicidio di Luca Varani ha scosso la nostra società, portandoci a chiedere perché. Perché l'hanno fatto?

Comprendere i motivi che hanno portato a questo evento terribile non aiuta a dare un senso alla morte, ma aiuta a credere che gli assassini siano mostri distanti dalla nostra realtà. Aiuta a capire, e vista l'efferatezza e la mancanza di senso del delitto capire risulta quasi impossibile.

Nicola Lagioia riesce a tenerci incollati al libro mentre ci racconta questo tragico fatto di cronaca con uno stile pulito, giornalistico, a volte un po' distaccato, che ci permette di continuare a leggere contrastando il desiderio di allontanarci dalla tristezza e dal male di cui la vicenda intera è intrisa. 

Roma fa da cornice a questo male che permea la nostra società e che a volte è più vicino a noi di quanto possa sembrare possibile.

L'autore ci mette di fronte documenti, interviste e persone reali. Ci porta a contatto col dolore e con la debolezza della nostra umanità. Col dolore della famiglia di Luca e della sua fidanzata, ma ci mette anche di fronte alle altre famiglie spezzate, i Prato e i Foffo, che di colpo si ritrovano incapaci di riconoscere i loro figli nei mostri nei quali la spirale di droga, alcool e solitudine li ha portati.

Manuel non riesce a mentire a suo padre, che sarà il primo a conoscere la terribile verità. Il libro è incentrato su di lui e su Marco, più che su Luca. 

L'autore ricostruisce gli eventi in modo fedele, con tatto e con un punto di vista neutro, anche più neutro di quanto mi sarei aspettata. Si affida alle parole degli assassini, dei giornalisti che lavorano al caso, ai familiari e alle interviste. Ci narra di incredulità, di rabbia, di droga, di contraddizioni, di soldi e di degrado portato allo stremo, a quando la realtà smette di avere senso e diventa una sorta di incubo, e a pagare risulta essere Luca, l'innocente vittima di violenze impossibili anche solo da descrivere. Ci ritroviamo a chiederci cosa sarebbe successo se solo qualcuno li avesse fermati, se qualcuno avesse sentito.

C'è una parte del libro nella quale Lagioia racconta di quanto anche lui sia stato vicino a fare un errore che avrebbe rovinato per sempre la sua vita. Io non so se quell'evento sia romanzato, ma mi ha fatto pensare per giorni a quante volte possiamo passare vicino a un precipizio senza renderci conto del pericolo che stiamo correndo. A quanto sia difficile, a volte, fare la scelta giusta.

Non me la sento di consigliare questo libro a tutti. È difficile lasciarsi avvolgere da questa storia terribile, così come è quasi impossibile non arrivare alla fine della lettura senza che la nostra coscienza non ne risulti scossa, senza che i dubbi su dove risieda la vera essenza del male inizino ad assalirci.

Questo perché l'autore ci mette di fronte alla realtà, e il male esiste. Gli assassini di Luca non sono mostri, ma esseri umani. Impossibili da giustificare, perché colpevoli di aver compiuto un atto terribile e insensato.

Consiglio questo libro a chi, come me, segue la cronaca e conosce questo triste fatto. Lo consiglio anche a chi se la sente di affrontare un racconto che parla di fatti reali e lo fa con equilibrio. Io lo trovo un libro devastante, difficile, avvincente e impossibile da dimenticare.









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