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Recensione: Mandarla amara - Cristina Cassar Scalia


MANDORLA AMARA
(Vanina Guarrasi, #10)
di Cristina Cassar Scalia
Einaudi | Stile Libero | 272 pagine
ebook €11,99 | cartaceo €18,50
18 novembre 2025

Sette cadaveri su uno yacht alla deriva. Causa della morte, avvelenamento. Un delitto quanto mai insolito che spalanca un abisso di ipotesi, sospetti e stranezze in cui Vanina Guarrasi, nonostante il difficile momento personale, è pronta a calarsi. È una calda mattina di luglio quando l’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí, usciti per una gita in mare, ascoltano alla radio un avviso della capitaneria di porto: nelle acque in cui stanno navigando c’è una grossa imbarcazione che potrebbe trovarsi in difficoltà. Il loro tentativo di soccorso si rivela però inutile, a bordo di quello che è un vero e proprio panfilo sono tutti morti. Calí, con la sua esperienza, ci mette poco a capire che a uccidere quelle persone è stata una dose di cianuro, forse mescolata a del latte di mandorla. E chiama subito l’amica vicequestore. Vanina, che si era allontanata per qualche giorno, rientra immediatamente nel capoluogo etneo per immergersi in un’indagine serratissima. Com’è ovvio, non le mancherà il sostegno del commissario in pensione Biagio Patanè. L’anziano poliziotto stavolta potrà aiutarla solo per telefono: si trova a Palermo accanto all’amata moglie Angelina, che ha appena subito un delicato intervento al cuore.

La mia recensione
Dove eravamo rimasti?
Eravamo rimasti a una Vanina la cui vita stava prendendo una strana piega: da fuggitiva a inseguitrice. Così sembra essere diventata il vicequestore Guarrasi. Ora è Paolo a non starci più, vuole tempo e spazio. E, a quanto pare, se li sta prendendo tutti: nessun messaggio, nessuna telefonata, niente. Ogni volta che il telefono suona, Vanina ci spera un po’, ma sa bene di aver tirato troppo la corda e di aver sbagliato con lui. Fortuna – se così si può dire – che il lavoro arriva a strapparla dalle ferie e a interrompere quel flusso di pensieri che rischierebbe di travolgerla.

Su uno yacht vengono trovati sette cadaveri. “Morte per avvelenamento”, sentenzia subito Adriano Calì, medico legale, migliore amico del vicequestore e uno degli scopritori del fattaccio. Ma avvelenati come? O forse sarebbe meglio chiedersi: da chi? La pista da seguire sembra immediata, ma Vanina non è convinta. C’è qualcosa che non torna: malavita? passato? o qualcosa di molto più personale?

Si torna in Sicilia. Da sempre divisa tra Palermo e Catania, questa volta Vanina ci porta anche tra le bellezze del mare e delle Eolie. Peccato che lei e la sua squadra non siano lì per vacanza, bensì per lavoro, nel pieno di un’ondata di caldo che scioglierebbe chiunque come un gelato al sole. L’indagine è particolare: sette morti insieme, tutti con chiari segni di avvelenamento da cianuro. Strano, soprattutto perché tra le vittime – e proprietari dello yacht – ci sono i Lavinaio, padre e figlio minore, una delle famiglie più importanti nella produzione del latte di mandorla. E dove si trova il cianuro? Anche nella mandorla amara, esatto.

L’indagine si complica subito: per il numero di vittime (e le famiglie che si portano dietro), per i collegamenti che sembrano affiorare e poi svanire, per il caldo che non dà tregua.

Amo i gialli della Scalia perché sanno essere semplici e complessi allo stesso tempo. Tutto appare lineare, a volte persino ovvio, ma come Vanina nell’ovvio non ci credi. E infatti… anche qui la prima pista seguita dalla squadra di Catania finisce in tragedia, e sembra che tutto debba essere ricominciato da capo. Eppure la soluzione è lì, a portata di mano. Forse un finale un po’ prevedibile, e questo mi ha fatto togliere un punto, ma… io Vanina e tutto ciò che le ruota intorno lo amo comunque.

Come negli altri libri della serie, Vanina non è sola: un intero mondo di personaggi le gira intorno e non sai mai se preferire la squadra di Catania o quella di Palermo, la sua famiglia d’origine o Bettina. Eppure, in questo decimo (decimo, davvero???) capitolo manca il filone personale di Vanina. Paolo, come dicevamo, si è preso tempo: punisce la sua Vanina per quei chilometri di distanza che lei stessa ha messo tra loro. E si prende tempo anche da noi lettori, che lo aspettiamo per duecento pagine con la pazienza di un monaco tibetano e il cuore spezzato di un cucciolo di Labrador lasciato solo cinque minuti per buttare la spazzatura. Quando finalmente appare ci speri, ti si allarga il sorriso, quasi scodinzoli… ma non è ancora il momento. Dovremo aspettare l’undicesimo libro. Anche per affrontare quella frase finale.

Alla prossima



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