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Recensione: LONTANO DAGLI OCCHI Paolo Di Paolo

Buongiorno lettori!
L'aria si è fatta frizzante e le decorazioni non lasciano dubbi al riguardo: Natale è arrivato. Ora mi faccio un po' i fatti vostri: regalerete dei libri? Le la vostra risposta è si eccomi a consigliarvi un libro veramente bello: Lontano dagli occhi di Paolo Di Paolo.


Lontano dagli occhi
Paolo Di Paolo
Feltrinelli | I Narratori | 189 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,00
10 ottobre 2019 | scheda Feltrinelli


Tre storie diverse, la stessa città - Roma, all'inizio degli anni Ottanta - e lo stesso destino: smettere di essere soltanto figli, diventare genitori. Eppure Luciana, Valentina, Cecilia non sono certe di volerlo, si sentono fragili, insofferenti. Così come sono confusi, distanti, presi dai loro sogni i padri. Si può tornare indietro, fare finta di niente, rinunciare a un evento che si impone con prepotenza assoluta? Luciana lavora in un giornale che sta per chiudere. Corre, è sempre in ritardo, l'uomo che ama è lontano, lei lo chiama l'Irlandese per via dei capelli rossi. Valentina ha diciassette anni, va alle superiori ed è convinta che da grande farà la psicologa. Appena si è accorta di essere incinta, ha smesso di parlare con Ermes, il ragazzo con cui è stata per qualche mese e che adesso fa l'indifferente, ma forse è solo una maschera. Cecilia vive fra una casa occupata e la strada, porta un caschetto rosa e tiene al guinzaglio un cane. Una sera torna da Gaetano, alla tavola calda in cui lavora: non vuole nulla da lui, se non un ultimo favore. A osservarli c'è lo sguardo partecipe di un io che li segue nel tempo cruciale della trasformazione. Un giro di pochi mesi, una primavera che diventa estate. Tra bandiere che sventolano festose, manifesti elettorali che sbiadiscono al sole e volantini che parlano di una ragazza scomparsa, le speranze italiane somigliano a inganni. Poi ecco che una nuova vita arriva e qualcosa si svela. "Lontano dagli occhi" è una dichiarazione d'amore al potere della letteratura, alla sua capacità di avvicinare verità altrimenti inaccessibili. Ricostruendo con la forza immaginifica della narrazione l'incognita di una nascita, le ragioni di una lontananza, Paolo Di Paolo arriva a rovesciare la distanza dal cuore suggerita dal titolo. Una storia sul peso delle radici, su come diventiamo noi stessi.


La mia recensione
Siamo a Roma, 1983. È l'anno dello scudetto, delle elezioni, della sparizione di Emanuela Orlandi e dello scandalo del Banco Ambrosiano. Tre coppie aspettano il loro primo figlio, ma non sono famiglie felici. Luciana e l'Irlandese, Valentina e Ermes, Cecilia e Gaetano. Esistenze diverse accomunate da gravidanze indesiderate, che per un motivo o per l'altro si stanno comunque portando avanti. Di Paolo ci racconta una manciata di giorni di queste storie, quelli che portano al parto e lo fa in maniera incisiva e delicata al contempo. C'è chi non si rassegna al corpo appesantito e a una vita in totale rivoluzione, chi non vede altra soluzione se non la fuga e chi invece pur rimanendo ancorata al proprio modo di vivere cerca la vicinanza di una persona almeno per quel giorno, almeno nel momento in cui tutto cambierà.

Ed è un romanzo sui cambiamenti questo, cercati o meno, vissuti o futuri, che porteranno i figli a diventare genitori e i genitori a questionarsi sul ruolo che hanno avuto nella vita di quelli che fino a poco prima erano bambini. Si mettono in discussione i ruoli, ma non si fanno accuse. Non ci sono posizioni giuste o sbagliate, ci sono esistenze che si sono sfiorate e che hanno creato qualcosa di nuovo, qualcosa che in essere potrà essere tutto. Non ci sono libretti di istruzioni che insegnino l'essere genitori o l'essere figli. C'è la vita, che a volte ci mette davanti a scelte e a sbagli. Si spera, si fugge, si cerca. Luciana, Valentina, Cecilia, tre mamme che non pensavano di diventarlo così presto ma che nel loro piccolo già pensano al futuro loro e dei bambini che portano in grembo. L'Irlandese, Ermes, Gaetano tre padri più o meno consapevoli, in fuga o alla ricerca di un se stesso diverso e nuovo.

Sullo sfondo Roma e un'Italia in bilico, delle adolescenti che si affacciano alla vita adulta ma che non si rassegnano a lasciare la spensierata gioia di questi anni belli e terribili ad un tempo. Si festeggia per le vie della capitale con striscioni e bandiere giallo rosse, i clacson strombazzanti e le macchine che fanno caroselli davanti ai manifesti elettorali di una inossidabile DC e a quelli di una ragazzina con una fascetta sulla fronte scomparsa chissà dove.

Paolo Di Paolo ha scritto con passione e freschezza un romanzo d'amore, un amore a 360° sulla genitorialità e sull'essere figli, sulle scelte e suoi cambiamenti che inevitabilmente prima o poi la vita ti porta ad affrontare, e lo fa con una scrittura serrata, a volte vicina alla cronaca ma comunque sentita e di cuore. La cosa che più mi è piaciuta di questo libro è l'aver saputo creare comunque una storia solida, unica e potente, pur partendo da tanti piccoli frammenti. Ci ricorda inoltre che alla fine ogni fase della nostra vita è un piccolo o grande salto nel buio, un tuffo a bomba in un mare di se e di chissà, che possono spaventare, certo, ma possono anche aprire le porte a qualcosa di grande e unico.

Voto


Alla prossima


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