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Recensione: Vite senza vento, di Lucio Aimasso





Sinossi:
Ci sono periferie che bruciano come delle sconfitte, fatte di strade e piazze invase dal buio, percorse da odori sconosciuti che ricordano la violenza e la paura. Tra i vicoli di un quartiere così, il Kaissar, in una notte come tante si perde Ruben, svogliato studente universitario. Ma, come a volte succede, nel perdersi ritrova se stesso e una parte del suo passato: in una casa che ha conosciuto tempi migliori, infatti, vive suo nonno, che Ruben non vede da quando era bambino. Qualcosa si è rotto tanti anni prima nella loro famiglia, qualcosa che Ruben ora vuole scoprire, e trasferirsi a vivere nel Kaissar è il primo passo per riuscirci. Il quartiere gli mostra tutte le sue sfaccettature, il lato oscuro fatto di sbandati e brutalità e quello coinvolgente e malinconico, dolce e spietato che ha gli occhi e le labbra di Julia, una ragazza cilena con un vissuto difficile e una risata contagiosa. Ma chi è davvero Julia? Mentre Ruben cerca di mantenere un equilibrio precario fatto di strappi dolorosi e riavvicinamenti, la situazione nel Kaissar precipita. Una morte misteriosa, un ricco aristocratico con strani vizi costringeranno Ruben a indagare per capirne di più, mentre il quartiere si fa sfuggente... Un convulso noir metropolitano, un romanzo che racconta il male dei nostri giorni e la discesa nei meandri più cupi dell’anima di un ragazzo che diventa uomo.


Recensione: 


Molti dettagli di questo libro mi hanno colpito: dall’ambientazione, così viva e dettagliata, ai personaggi, umani e difficili da inquadrare in poche parole, alle descrizioni dell’autore, che è in grado di farci conoscere i personaggi e i luoghi a partire da piccoli dettagli che li rendono unici.

Il protagonista è Ruben, uno studente universitario che un po’ all’improvviso decide di andare a cercare suo nonno, con il quale la sua famiglia non ha rapporti da tempo, e va a vivere con lui nel Kaissar, un quartiere pericoloso nel quale le regole sono differenti da quelle comuni.

Cesare, il nonno di Ruben, è un uomo ruvido, che sembra portare il peso degli errori e dei dolori che ha vissuto, la sua filosofia di vita è molto diversa a quella a cui il ragazzo è abituato, ne rimane affascinato (non solo lui, in effetti) e decide di trasferirsi a casa del nonno.

I personaggi sono molti e sarebbero tutti degni di nota, mi limito a Julia: una ragazza che appare fin troppo perfetta vista la sua bellezza fuori dal comune e la sua maturità ancora più straordinaria.

Ruben si ritroverà ad avere a che fare con una realtà che credeva impossibile da accettare, lentamente inizierà a comprendere il Kaissar e ad accettarne le regole. Conoscerà l’amore e si ritroverà a cercare di fare giustizia. Le sue idee spesso saranno sbagliate o non abbastanza ragionate, ma anche questo ha contribuito a rendere reale questo personaggio e questo ambiente difficile da accettare, che è una sorta di male dei nostri giorni che vive di quegli aspetti bui della vita dei ‘ricchi’.

Mi è piaciuto molto anche lo stile dell’autore: avvincente, ricco di dettagli e per nulla pesante. 

Questo libro tratta molti argomenti, non è infatti facile inquadrarlo, ma anche per questo mi sento di consigliarlo a tutti quelli che amano le storie di vita che ne trattano ogni aspetto, non limitandosi alle storie d'amore.



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