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Recensione: "Favole fuorilegge" di Nicolai Lilin

Questa storia è accaduta in un lontano villaggio siberiano,
nel cuore della taiga, dove regna Amba,
che ha le sembianze di una vecchia tigre.



Titolo: Favole fuorilegge
Autore: Nicolai Lilin
Prima edizione: Einaudi - 28 febbraio 2017
Pagine: 144
Prezzo: cartaceo - € 13,00; ebook - € 6,99

Trama

Da sempre in Siberia i destini dei grandi imperi si sono intrecciati a quelli degli uomini, componendo un unico tessuto narrativo alla base di molte leggende. Ma la Siberia, nei racconti dei vecchi, è soprattutto un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda a incatenare l'uomo. Dalle fiabe di Nicolai Lilin emerge un mondo tutto al contrario, dove i concetti di bene e male perdono le loro connotazioni abituali per acquistarne di nuove. Dove un vecchio lupo può insegnare agli uomini il senso del concetto di dignità. Dove l'icona di una Madonna siberiana può animarsi e tirare fuori due pistole per uccidere gli oppressori. Dove i gatti sono gli unici esseri viventi in grado di riconoscere il demonio. Il potere è un sistema corrotto che impone leggi vessatorie. Ricchi mercanti e i loro eserciti privati, emissari dello zar, nobili con vizi inimmaginabili si scontrano con le persone semplici che vivono in armonia con la natura, lottando contro la prepotenza dei tiranni. Sullo sfondo di questa variopinta processione umana si stende un luogo immenso, sconfinato e selvaggio, che lascia nelle anime un segno profondo, indelebile come un tatuaggio, o una ferita.

***

[…] cominciarono a buttare nel fiume tutto l’oro e le pietre preziose che lui aveva cercato di portarsi via, in modo che fosse restituito al grande spirito Amba ciò che era suo di diritto.

I fuorilegge siberiani, spesso protagonisti delle fiabe di Lilin, godono di un grande rispetto presso la popolazione perché sono coloro che si oppongono ai soprusi dello zar e alle prepotenze dei signori a lui fedeli e impediscono ai mercanti di impossessarsi dei tesori della Siberia che non appartengono ad altri che allo Spirito della Taiga, Amba. Così ai ladri astuti si contrappongono zar crudeli e ottusi e uomini prepotenti, destinati inevitabilmente a essere sconfitti.
La battaglia contro i prepotenti e gli arroganti è centrale nella cultura siberiana, tanto che anche gli animali ne sono coinvolti. Se qualche volta compaiono come aiutanti degli esseri umani, talvolta sono essi stessi protagonisti di cruenti scontri che, spiegando l’origine di alcune caratteristiche fisiche, si spingono a condannare la vanità e l’ingiustizia.
Gli animali sono spesso tramiti tra l’uomo e le divinità, che intervengono nelle fiabe per riequilibrare la situazione e riportare la giustizia, soprattutto quando il comportamento degli uomini reca loro offesa.I racconti di Lilin aprono le porte all’immenso e variopinto pantheon siberiano, in cui è centrale Amba nelle sembianze della tigre e non mancano Vento e Alba, Sole e Luna, demoni e divinità malvagie e la Madonna.
Non deve sorprendere la presenza di una figura cristiana accanto a divinità pagane: in Siberia il cristianesimo si è fuso al paganesimo creando una commistione originale di elementi religiosi.
In molte fiabe è determinante l’intervento della Madonna, alla quale gli uomini si rivolgono per aver conforto e consiglio e dalla quale ricevono un deciso sprone all’azione, nonché una mano armata. La Madonna siberiana, infatti, impugna pistole e coltelli che non esita ad affondare nei cuori degli oppressori.
L’importanza della Madonna si riflette in quella della donna che è amata e rispettata nelle vesti di madre e figlia e si rivela per lo più astuta e intelligente. Esemplare è la fanciulla della fiaba l’inverno e l’estate che riesce a tenere a bada gli uomini dello zar grazie alla sua intelligenza.

La ragazzina aprì le braccia e disse: «“La Siberia è il regno dei lupi, per questo noi siberiani leghiamo i cavalli non ai pali ma all’inverno, oppure all’estate!”: che significa secondo te?»

Pur appartenendo a una terra e una cultura a noi lontane, le Favole fuorilegge condividono con quelle della nostra tradizione diversi aspetti, a partire proprio dalla cruda spietatezza delle punizioni esemplari e degli impietosi capovolgimenti della sorte.

Per questo in Siberia si dice che chi cerca il profitto nei conflitti trova solo la morte.

Lilin dà loro il ritmo e l’intonazione della narrazione da ascoltare e alla fine offre sempre qualcosa da imparare: uno spunto da cui trarre un insegnamento morale o un valore da interiorizzare. Sono racconti, alcuni molto brevi, che spaziano tra i generi raccontando miti e origini di usanze, spiegando abitudini e proverbi della Siberia.
È interessante notare come i tatuaggi che accompagnano le favole siano altrettanto densi di connotazioni simboliche e raccontino, a loro volta, storie della loro terra natia.
Le favole e le fiabe non hanno età e confini geografici, ma raccontano molto di una cultura. Ascoltare Lilin parlare delle tradizioni e della vita siberiane mi aveva affascinata a tal punto da spingermi a leggere questa raccolta; la lettura di Favole fuorilegge mi ha reso curiosa di scoprire qualcosa di più della Siberia.



 

[…] senza una donna saggia vicino, anche il più abile degli uomini non vale niente.


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