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Recensione: "La gestazione degli elefanti" di Ilaria Mainardi

Nella scheda di lettura “La gestazione degli elefanti” è definito satira distopica. Ingenuamente (e con una certa supponenza) ero convinta che i due termini potessero scambiarsi ruolo grammaticale e che anzi, meglio sarebbe stato dire distopia satirica perché ero stata attratta dalla dimensione distopica del romanzo.
La satira non l’avevo considerata ma...

sembra che il senso dell’umorismo contagi anche chi lo ha ripudiato.



TitoloLa gestazione degli elefanti
Autorə: Ilaria Mainardi
Editore: Les Flâneurs Edizioni- 27 ottobre 2023
Genere: Satira distopica
Pagine: 238
Prezzo: € 17,00

Trama
In uno stato totalitario nel quale ogni aspetto della vita è pianificato per rimarcare le siderali e ghiacciate distanze nelle relazioni umane, da quattordici anni e sette mesi è diventato proibito, per legge, ridere. Rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e sorvegliato da truppe mono-espressive e
irritabili tentacoli biotronici, D., attore comico dall’innato talento di far piangere dalle risate i suoi spettatori fino a costringerli a sorreggersi la pancia tra le mani, cercherà di sconquassare l’ordine costituito per salvaguardare la potenza sovversiva dell’ironia che può cambiare il mondo, anche quando ci fa solo immaginare di cambiarlo davvero.

***

D. è deciso a farla finita. Sì, gli rimane ancora Sparky e, in effetti, per il suo migliore amico a quattro zampe, D. potrebbe desistere. Ma davvero, non gli rimane altro: il suo spirito assomiglia a quel cinema abbandonato dove ha lavorato per anni: presente, ma senza vita.
Non che abbia molte chance di riuscita: le TT (Truppe Tentacolate) sanno dove si trova. Il pungiletto, il braccialetto che tutti indossano e che, con scariche elettriche, inibisce l’istinto alla risata o al sorriso, rivela con precisione anche la posizione per garantire un intervento tempestivo contro le malefatte e la gioia. Il Governo ha dovuto vietare la risata e persino il sorriso perché cause di leggerezza del comportamento e disordine sociale.
D., attore comico, si è trovato a spasso dall’oggi al domani e, dopo aver tentato un suicidio eversivo, si trova in un carcere di massima sicurezza. Nella cella 121 bis, per la precisione.
Suoi compagni di cella, per voler del caso o di Mainardi, o forse per necessità narrativa, sono Billy lo stronzo (e poi Billy tante altre cose) e Charlie, un uomo probabilmente più vecchio di Matusalemme.
Si tratta, come è ovvio, di due personaggi fondamentali per gli eventi che si mettono in moto nelle pagine a seguire, quando emergono i meccanismi perversi della prigione, della società tutta e le ragioni per cui Billy è davvero uno stronzo imperscrutabile, ma anche l’unica speranza per cambiare le carte in tavola.

Fidati, “La gestazione degli elefanti” non è affatto come hai immaginato leggendo la mia trama o quella della quarta di copertina. Sì, è una distopia ma non solo.
L’irriverenza satirica, che forse Mainardi mutua dal suo protagonista, non è soltanto una scelta stilistica volta a far risaltare la spietatezza della logica del governo. Si infiltra nella trama stessa, abbattendo tutte le pareti (non solo la quarta): diventando un'attrice attiva nella storia, la voce narrante si svela al lettorə e lə rende consapevole che il potere decisionale non è in mano ai personaggi.
Dal canto loro, i personaggi non sono confinati nella bidimensionalità narrativa e, talvolta, sembrano poter interagire con l’autorə e con ə lettorə. Agendo come se fossero consci del proprio ruolo, giocano con i cliché e sottolineano gli stratagemmi narrativi, ricordando che quanto si sta leggendo è solo un romanzo.
Mainardi, però, ci trascina tutti (D., Billy, Charlie, Sparky, Lettorз e Autorə) dentro la storia stessa: ne siamo parte integrante e contribuiamo a renderla possibile, e questo non solo in virtù della famosa sospensione dell’incredulità.
La gestazione degli elefanti” è un romanzo eversivo, un'opera che si libera da schemi, generi e limiti predefiniti. Mainardi erompe con un’abilità narrativa di alto livello, capace di reggere gli equilibri delle dimensioni che lei stessa ha voluto scompigliare.
è un romanzo scritto a carte scoperte, ma che lascia molto da indagare tra le righe. Raccontando un mondo in cui la gioia è stata vietata, Mainardi riesce a far sorridere e persino a intenerire, rivelando una penna davvero sfaccettata, che spinge a riflettere in maniera non banale sulle nostre scelte.
Mi rimane un desiderio: leggere altri romanzi di Mainardi ed esplorare ancora la sua originale narrativa.

ognuno è libero di affrontare le conseguenze delle scelte non libere che liberamente sceglie di compiere.




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