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Recensione: GOLD (WIRED #3) di Mirya


Gold è il libro conclusivo della trilogia fantascientifica Wired ed è preceduto, nell'ordine, da Glitch e Beta.


Titolo: Gold (Wired #3)
Autore: Mirya
Editore: autopubblicato
Pagine: 594
Prezzo: ebook -  € 2,99; cartaceo - € 16,93

Trama
Leanne e Caleb hanno ignorato la guerra incombente, nascondendosi nella loro relazione, ma la guerra li ha infine trovati e li ha trovati impreparati. 
Ora hanno un cammino da intraprendere, e le diverse strade che hanno percorso per arrivare a stare insieme possono avere svolte diverse: nella vicinanza è possibile distruggersi, come nella lontananza è possibile ricostruirsi. Ma soprattutto hanno un cambiamento da sperimentare, per capire in cosa sono differenti, se lo sono davvero, e se quelle differenze possono armonizzarsi. 
La scelta non spetta più a loro, perché è stata fatta nel momento in cui Adam è stato programmato, ed è una scelta che coinvolge il Mondo Connesso e il Mondo Sconnesso, i robot sperimentali, le scuole per Wired, i cyborg, antiche e nuove divinità e una nuova specie. Ma è proprio quando si è senza scelta che bisogna scegliere di combattere, perché la guerra uccide anche quando lascia in vita. Per poi ricominciare con un altro ciclo. 
E perché in fondo è sempre la stessa storia. 
Qualcuno o qualcosa muore. Qualcuno o qualcosa rinasce. 
E non è neanche una bella storia.

***

«Perché ci sono trame che non possono essere fermate.
Le storie devono seguire il loro corso, a volte, per poter avere un lieto fine.
O per potere avere comunque una fine. Se questa storia fosse stata interrotta all’inizio,
sarebbe ricominciata da capo, come ha sempre fatto, e come forse far comunque.
perché in fondo è sempre la stessa storia. Ma non possiamo evitare di viverla e raccontarla».
Sono arrivata all’ultima parola di Gold da poco più di ventiquattr’ore e non sono certa che sia un tempo ragionevole per riuscire a parlarne con coerenza perché la frase finale dei ringraziamenti riecheggia ancora dentro di me e, a dirla tutta, spero che non smetta mai.

Nei libri di Mirya (in tutti quelli che ho letto finora, almeno) c’è sempre molto da leggere sotto la superficie, ma Gold va oltre tentando di essere più della storia che racconta. Un tentativo di cui Glitch e Beta costituiscono le premesse indispensabili, permettendo all’ultimo atto della trilogia di esprimere la sua forza.
Così Gold non è solo il libro dello scontro finale tra Bene e Male che il lettore si aspetta. Anzi, per certi aspetti, oserei dire che non lo è affatto. La portata della narrazione lo rende un romanzo complesso perché riesce a coinvolgere tutti e riguarda davvero tutte le storie e tutta la Storia.
Per questo non si limita a esplorare l’essere umano, riabilitandone le ombre, ma ne fa scoprire la bellezza e il potere. Gold indaga, dunque, gli elementi che definiscono e danno valore alla vita, il suo rapporto con la morte e l’amore. È un romanzo che unisce e crea connessioni o forse, più semplicemente, le ricorda, le riesplora attraverso la complessità dei rapporti che ci legano al mondo, gli uni agli altri e a noi stessi.
Ed è dal rapporto con se stessi che ha inizio ogni cosa, che si parte e si può ripartire: sono costretti a capirlo i protagonisti che, in modi e tempi diversi, sono costretti ad affrontare parti di sé che avevano nascosto e soffocato.

«[…] perciò in realtà non esistono buoni o cattivi. Solo scelte sbagliate, fedi sbagliate. Pensate alle guerre passate, pensate alle stragi: sono state opera di persone come voi e noi, che credevano di avere ragione. Non servono poteri particolari per uccidere, servono solo una fede estrema e un’estrema mancanza di empatia. Di connessione».

Lo stile dell’autrice, pulito e accurato, raggiunge una spinta poetica che ho trovato molto toccante: le descrizioni che sono riservate alle scuole Wired riescono a renderle luoghi vivi, immagini vibranti di un potere che non è semplicemente espresso ma è percepibile.
Come sempre, la penna di Mirya è scorrevole, ma Gold non è, per me, una lettura leggera. L’atmosfera è cupa, angosciante e la sensazione di impotenza, che invade i protagonisti e tramite loro contagia il lettore, è spesso opprimente. Dall’altra parte c’è la complessità che caratterizza questo libro e trasforma l’intera trilogia.
Ed è proprio questa complessità che ha fatto di Gold un romanzo del tutto inaspettato. Ripensando a Glitch e Beta, non avrei immaginato che si potesse in qualche modo staccare da Leanne e Caleb ed essere più della loro storia, ma non mi sorprende aver trovato la vita e l’ampio spettro delle sue manifestazioni tra le pagine digitali di Gold perché, in fondo, non credo di aver mai cercato altro e perché, forse, non c’è altro da raccontare.

Forse perché gli esseri umani vivono di storie,
forse perché tutta l’umanità si è evoluta con le storie.
Per gli dei, nel tempo senza tempo tutto è già stato raccontato.
Ma vivere nel tempo, intuisce Adam, quello è davvero avventuroso. Quello va raccontato.





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