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RECENSIONE: “Rosso d’Ischia” di Massimo Bertarelli

 


Titolo: Rosso d’Ischia
Autore: Massimo Bertarelli
Edizioni: Nero Press Edizioni
Genere: Poliziesco
Formato: Cartaceo
Pagine: 215

Descrizione:
Il ritrovamento del corpo di un anziano nel piccolo cimitero di Sant'Angelo, a Ischia, dà il via alle indagini della polizia locale, coordinata dal commissario capo Criscuolo. Il cadavere è vestito in maniera trasandata e senza documenti addosso, inoltre dall'autopsia emerge che il decesso non è avvenuto a causa del colpo ricevuto alla nuca, ma a seguito di un infarto. Risaliti all'identità dell'uomo, il commissario e i suoi collaboratori rinvengono all'interno della sua misera abitazione un biglietto che sembra profetizzare ciò che gli è accaduto, insieme a una breve lista con tre nomi e il luogo dov'è morto. Criscuolo e i suoi saranno costretti a scavare nel passato della vittima, portando alla luce un segreto rimasto sepolto per ben cinquant'anni. Su tutto la vita e la bellezza genuina dell'isola di Ischia che fa da sfondo alle ricerche coi suoi profumi e colori partenopei. 

È ottobre sull’isola di Ischia e la folla estiva dei turisti si sta avvisando al termine, lasciando il posto a quella dei pensionati che si recano sulla famosa isola per le cure termali. 

Nel cimitero di Sant’Angelo viene ritrovato il corpo di un anziano, con un colpo alla nuca. Di chi si tratta e chi ha colpito a morte quel vecchio  dall’aria trasandata, che è stato ucciso, per ironia della sorte, proprio nel luogo in cui riposano i defunti? Si occupano del caso il commissario Mimmo Criscuolo e il giovane agente Marrazzo, aiutati nelle indagini dal sostituito procuratore, Elena Carbone.

Leggendo l’opera scritta da Massimo Bertarelli ho avvertito costantemente la dicotomia tra le descrizioni della bellissima isola partenopea, con i suoi scorci e il suo mare azzurro, e la crudezza della morte. È difficile immaginare che in questo paradiso del Mediterraneo, con i suoi scogli e le case colorate, si celi uno spietato individuo, capace di colpire a morte qualcuno. 


Confidando che il commissario ne avrà per un po’, Marrazzo decide di regalarsi un attimo tutto per sé. Attraversa il piccolo piazzale della chiesa, passa dietro al monumento e si ferma sul belvedere ad ammirare il panorama: a destra Serrara, a sinistra Barano, di fronte le scoscese balze del terreno intervallate da profondi canaloni digradanti verso la spiaggia dei Maronti. Peccato che le nuvole basse e scure e una insistente pioggerellina  gli nascondano la vista di Capri e della costa partenopea”.


Eppure qualcosa di terribile è successo e quell’uomo ancora senza nome è morto per davvero. Il romanzo si sviluppa in maniera lineare, con un ritmo abbastanza scorrevole e piacevole per chi legge. I personaggi sono descritti dettagliatamente e si inseriscono molto bene nella storia. Ho apprezzato particolarmente il personaggio del commissario, con le sue battute in napoletano e la sua fisicità imponente ma bonaria, ma anche gli altri personaggi, con i loro difetti e le loro peculiarità, danno sapore ad un libro che vi farà trascorrere delle piacevoli ore di lettura, nella soleggiata e allo stesso tempo “oscura” Ischia. 






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