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Recensione: "LA RAGAZZA NELLA NEBBIA" di Donato Carrisi

Buongiorno lettori! 
Oggi vi parlo dell'ultimo romanzo made in Italy che ho letto, La ragazza nella nebbia  di Donato Carrisi.

Titolo: La ragazza nella nebbia
Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
Pagine: 373
Genere: Thriller
Prezzo: € 18,60 (cartaceo); € 10,99 (ebook)


TRAMA
La notte in cui tutto cambia per sempre è una notte di ghiaccio e nebbia ad Avechot, un paese rintanato in una valle profonda fra le ombre delle Alpi. Forse è stata proprio colpa della nebbia se l'auto dell'agente speciale Vogel è finita in un fosso. Un banale incidente. Vogel è illeso, ma sotto shock. Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l'agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt'altra parte, lontano da Avechot. Infatti, sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. Perché è questa la specialità di Vogel. Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l'indagine grazie all'attenzione e alle pressioni del "pubblico a casa". Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. Questo è il suo gioco, e questa è la sua "firma". Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, per far sì che un crimine riceva ciò che gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un'audience. Sono passati due mesi da tutto questo, e l'agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì?

LA MIA OPINIONE
Prendete un paesino alle pendici delle Alpi. Pochi residenti e ancor meno turisti da quando è stata scoperta una miniera di fluorite e una multinazionale ha cominciato l'attività estrattiva. La gente conduce una vita tranquilla e non succede mai niente. Insomma, Avechot è un piccolo presepe i cui abitanti sembrano assopiti, finché Anna Lou non scompare. Nel tragitto di sole poche centinaia di metri dalla casa alla parrocchia di lei si perde ogni traccia.
Ad indagare viene chiamato l'agente speciale Vogel, che non è il miglior investigatore di sempre, ma ha un intuito incredibile quando si tratta di indagini che hanno il giusto potenziale per diventare dei veri e propri casi mediatici. Manovrare i media è la sua abilità. Giornalisti e telecamere sono il suo pane quotidiano e il suo mezzo per scovare il mostro.
Vogel non perde tempo a trasformare quel caso di sparizione in un caso di omicidio e da quel momento non gli resta che attirare i giornalisti. Più giornalisti significa più pressione mediatica e dell'opinione pubblica, significa più fondi e più mezzi per l'indagine.
È così che Avechot diventa il set del caso del momento. Vogel sente di avere già in tasca la ricetta e la soluzione per tutto.
Ma cosa è successo nei due mesi dalla sparizione di Anna Lou e perché oltre sessanta giorni dopo lui si trova ancora ad Avechot?

La ragazza nella nebbia non è soltanto un thriller, ma anche una storia dei nostri tempi, in cui si intrecciano in maniera indissolubile il lato strettamente investigativo e quello mediatico di un indagine.
Seguiamo la storia attraverso tre punti di vista diversi, e uno di questi è quello dell'investigatore. Svelarvi gli altri due sarebbe a rischio spoiler, quindi li tacerò. Posso dirvi però che attraverso l'alternanza di questi tre PoV riusciamo poco a poco ad avere un quadro sempre più chiaro della vicenda, come in un puzzle in cui tutti i tasselli vanno a posto.

L'agente speciale Vogel è un personaggio inedito, sicuramente insolito in un thriller, ma incredibilmente realistico. È un investigatore sui generis, che ama scegliere da solo i suoi casi, casi che senza il suo intervento cadrebbero subito nel dimenticatoio, o addirittura resterebbero soltanto un trafiletto su un quotidiano locale. Ma dove arriva Vogel ci sono i riflettori, le telecamere e frotte di giornalisti che pendono dalle sue labbra. Quando il circo mediatico monta le sue tende Vogel sa esattamente come diventare il protagonista, il domatore.
E' proprio questo rapporto, tra la morte e i media che viene descritto nel romanzo a ricondurci immediatamente nella vita reale e ad aprire una riflessione su quanto le notizie date dai media possano influire sulle nostre opinioni. Quanto abbiamo sete di verità quando si tratta di omicidi? Quanto è vera la verità che ci raccontano i giornali o le TV? Quanto abbiamo bisogno di avere un mostro da condannare, a prescindere dalle prove?
Sono queste le domande che durante e soprattutto alla fine della lettura è inevitabile porsi.
Cinico, quasi spietato, l'agente Vogel sa cosa il suo pubblico vuole: una vittima innocente, da adottare, e un mostro da condannare. Il suo compito non è trovare delle prove, ma manovrare, orchestrare, domare. Alla fine il mostro farà il passo falso, verrà fuori da solo.

Se dovessi trovare un modo di definire Donato Carrisi, direi che è  un  tessitore di storie. Sì, perché tutti possiamo essere dei narratori più o meno bravi, ma tessere una storia è ben altra cosa. Una trama perfettamente congegnata, in cui trama e ordito sono i diversi PoV che si alternano e i diversi piani temporali nei quali si svolge la vicenda, le diverse prospettive sulla storia e sulla scomparsa di Anna Lou.
Quello che mi sorprende sempre e che che amo nei romanzi di questo autore sono i suoi personaggi. Anche in questo caso non ci sono eroi e antieroi, buoni e cattivi. La linea di demarcazione tra queste categorie è molto sottile.
Un romanzo che si legge d'un fiato, perché arrivare fino in fondo diventa d'obbligo, già dopo i primi capitoli. Ma cosa sarà mai una notte insonne per un lettore? Scoprire la verità che si cela alla fine del romanzo è decisamente più importante. 
Non mancano gli indizi disseminati ad arte nel corso della storia, i dubbi, le contraddizioni e soprattutto i colpi di scena, che condiscono molto bene una trama studiata ad arte.
Con il suo stile magnetico Carrisi ci racconta una storia molto italiana, ancor più di quelle che hanno come protagonisti Marcus e Sandra, perché c'è dentro tutta l'italianità dei circhi mediatici che ormai sempre più spesso vediamo quando si parla di cronaca nera. 




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