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C'è post@ per noi... #545

 

Buona domenica lettori! Rieccoci con le nostre segnalazioni all'insegna del tricolore.






Titolo: Breve storia di delitti in libreria

Autore: Massimo Gatta

Editore: Graphe.it edizioni

Pagine: 69

Data di uscita: 26 marzo 2024

Sinossi: Avete mai letto di qualcuno che sia stato ucciso in una libreria? È cosa quantomeno molto rara. Nel noir di tutte le epoche e nazioni, invece, accade talora che bibliomani, cacciatori di libri, librai ed editori finiscano coinvolti in omicidi più e meno efferati, e non sempre risolti. Pur se in tirature di nicchia, le storie di questo tipo sono sufficientemente numerose da essersi guadagnate addirittura una, ormai celebre, definizione: bibliomysteries. Da Gustave Flaubert a Hans Tuzzi, le sale nelle quali un avido lettore si inoltra per cercare vicende immaginarie di delitti sono talvolta esse stesse immaginarie, e al loro interno si consumano crimini due volte letterari. Ed ecco, un libro che ne parla, triplicandone la dimensione.

Sarebbe arduo, se non impossibile, scovare nelle cronache di ieri e di oggi delitti, o altri fatti di sangue, avvenuti in librerie reali. Inoltre molto difficilmente troverete documentata, tra i frequentatori di librerie, la tipologia “assassino/a”, neppure là dove tante altre tipologie di frequentatori sono state pazientemente, e simpaticamente censite, e cioè in Seven Kinds of People You Find in Bookshops, del libraio Shaun Bythell. Ammesso che sia possibile analizzare a tappeto l’intero panorama della stampa quotidiana o periodica degli ultimi tre secoli è quasi certo che nessun fatto di sangue emergerebbe perpetrato tra le mura ovattate delle librerie, siano esse vecchie o nuove, grandi o piccole, di catena, specialistiche o d’antiquariato. Bisognerebbe forse rivolgersi al cinema, dove a volte tali eventi fanno parte della trama. Ad esempio in Doppio delitto di Steno, o in Exes (2006) di Martin Cognito, dove una libraia viene uccisa nel proprio negozio, seguendo un preciso e macabro rituale; oppure in Zodiaco. Il libro perduto (2012) di Tonino Zangardi, nel quale la scena luttuosa si svolge in una libreria di Praga dove il protagonista si reca per acquistare un rarissimo libro di Nostradamus ritenuto perduto: il libraio antiquario viene improvvisamente e misteriosamente assassinato da uno sconosciuto entrato nella stanza. Anche nel thriller L’amore infedele (2002), di Adrian Lyne, un libraio fa una brutta fine: il bel Paul Martel viene infatti brutalmente assassinato dal marito della sua bionda amante; e in uno dei capolavori barocchi di Peter Greenaway, Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (1984), il libraio Michael viene ucciso dal marito dell’amante Georgina, il criminale Albert Spica, che gli fa ingoiare le pagine del suo libro preferito.

Biografia: MASSIMO GATTA è bibliotecario dell’Università degli Studi del Molise e studioso di editoria del Novecento, tipografia privata e bibliografia. È direttore editoriale della casa editrice Biblohaus, specializzata in bibliografia e bibliofilia. Con Graphe.it ha pubblicato la Breve storia del segnalibro e L'insolenza e l'audacia. Sul disordine dei nostri libri, entrambi tradotti in spagnolo.


Titolo: Canti e leggende dei Ch’uan Miao

Autore: Aldo Setaioli

Editore: Graphe.it edizioni

Pagine: 68

Data di uscita: 26 marzo 2024

Sinossi: Quello dei Ch’uan Miao è un gruppo etnico misconosciuto, dalla storia e dal folklore complessi ed estremamente interessanti. Le affinità con il vicino popolo cinese si incastonano con altrettante differenze linguistiche e antropologiche in generale, velate di un retaggio di antica sopraffazione subita che non ha perduto (almeno fino all’ascesa del Comunismo) una traccia di risentimento. Negli anni Trenta del secolo scorso il missionario battista David Crockett Graham raccolse e tradusse in inglese l’unico sistema di conservazione del corpus mitologico dei Ch’uan Miao: gli oltre 750 canti tradizionali tramandati oralmente per secoli. Oggi, con il presente volume e grazie al sapiente lavoro di traduzione e selezione operato da Aldo Setaioli, giunge fino a noi questo patrimonio inestimabile, e ci consente di conoscere una popolazione che non ha scritto libri, non ha edificato templi, ma esattamente come noi si è posta domande sul cosmo e l’uomo e si è data risposte che trovano riscontro e significato anche nella tradizione occidentale.

Dall’introduzione di Aldo Setaioli: «I Ch’uan Miao sono un gruppo etnico che abita principalmente in alcune zone delle province cinesi del Szechwan e dello Yunnan. Fisicamente assomigliano ai Cinesi, sebbene abbiano una plica mongolica meno pronunciata e siano in genere di statura più bassa. Il loro nome è composto dal termine Ch’uan, che probabilmente allude al fatto che molti di loro vivono nel Szechwan, e dal termine Miao (“figli della terra”), che viene a volte usato indistintamente per altre minoranze etniche che vivono in Cina. Nella loro lingua si chiamano Hmong Bo. In epoche antiche i Miao furono cacciati dai loro territori dall’espansione dei Cinesi, finché furono confinati nelle regioni in cui vivono tuttora, peraltro mescolati alle ben più numerose comunità cinesi. Altri furono costretti a emigrare in paesi vicini. L’eco di tali contrasti si coglie ancora distintamente nelle storie tramandate nel folklore dei Miao, dove si riconosce l’affinità coi Cinesi, ma si avverte anche il risentimento per la sopraffazione esercitata da questi ultimi. Le lingue sono diverse. Quella dei Miao, sebbene abbia affinità col cinese (entrambi gli idiomi sono monosillabici), possiede un sistema di tonalità ancor più complesso. I diversi toni conferiscono a un suono significati del tutto differenti. I Miao vivono principalmente, anzi quasi esclusivamente, di agricoltura, come si evince anche dai racconti qui riportati. Questi sono per la massima parte dei canti, tramandati oralmente. I Ch’uan Miao sono infatti privi di letteratura scritta. I cantastorie hanno un ruolo importante, ma ancor più lo è quello del tuan kung, vero mago e sciamano. Conosce formule per guarire ogni malattia, per scacciare i demoni (che ne sono la causa) e officia ogni sorta di cerimonia. C’è anche un altro tipo di sciamano (detto mo) che celebra i funerali e apre ai morti la via del cielo, uccidendo un gallo perché li guidi. I Miao non hanno templi né sacerdozio organizzato, ma possiedono una religione abbastanza elaborata. Il dio supremo si chiama Ntzï e abita al di sopra del cielo, in una regione pianeggiante dove dimorano le anime degli antenati, che vivono in pace e abbondanza, senza bisogno di dedicarsi all’agricoltura. Sotto la terra esiste un altro mondo parallelo, dove vivono uomini piccolissimi (se ne parla in uno dei nostri racconti). Ci sono anche numerosi demoni, spesso cannibali, che sono a volte anime di morti trascurati dai loro discendenti, oppure di animali o anche di esseri privi di vita. Per i Miao tutte le cose, anche quelle di pura materia e perfino quelle immateriali (il sole, la luna, le stelle, i monti, i fiumi, le pietre, ma anche l’eco, il tuono, l’arcobaleno, ecc.), sono infatti esseri viventi e animati.»


Titolo: Bergasse 19 – Una donna di nome Anna Freud

Autrice: Lucrezia Lombardo

Editore: Les Flaneurs Edizioni

Genere: Narrativa

Collana: Le Innominate

Pagine: 136

Uscita: 1/3/2024

Sinossi: «È solo grazie a te, Dorothy, mia preziosa amica d’una vita, paziente e gentile, se sono riuscita a ritornare, dopo un lungo esilio,

in Berggasse 19, laddove tutto ha avuto inizio».

Intellettuale amante delle trasgressioni alla tradizione, Anna Freud (Vienna 1895 - Hampstead 1982) fu la caposcuola della “psicologia dell’io”. Si dedicò a tempo pieno alla psicoanalisi, che dal suo contributo ricevette nuovi impulsi vitali, in particolare nella direzione della cura dei disturbi infantili. Sul piano sentimentale, è noto il suo legame con la collega statunitense Dorothy Burlingham, ovviamente inviso alla mentalità del tempo. Lucrezia Lombardo cede la parola alla stessa Anna, che si racconta in una lettera immaginaria (indirizzata a Dorothy) ma fedele alla biografia storica, per ripercorrere le tappe cruciali della vita di una donna lungimirante, indipendente e capace di grandi gesti di empatia, che ha ancora molto da insegnare: un modello da

scoprire e riscoprire. Un romanzo da accogliere come un atto d’amore verso una figura femminile che in vita non accettò mai il ruolo in cui la società del tempo avrebbe voluto costringerla, eppure post mortem è rimasta intrappolata nell’ombra del cognome paterno. Il ritratto di una mente creativa, in grado di penetrare l’anima del lettore.

Biografia: Lucrezia Lombardo, nata nel 1987 ad Arezzo, è autrice di libri di poesia, saggistica e narrativa. Oltre ad aver ricevuto importanti premi e riconoscimenti letterari, ha pubblicato inediti e articoli su riviste letterarie nazionali e internazionali. Alla sua produzione è stata dedicata una tesi di

laurea, redatta per la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze.


Titolo: Meraviglioso disastro

Autrice: Laura Caterina Benedetti

Genere: romanzo rosa contemporaneo, autoconclusivo

Editore: Self-publishing

Data di uscita: 21 marzo 2024

Sinossi: Lo screzio tra un gatto vagabondo e un cagnolino indisciplinato trasforma in battibecco il primo incontro dei loro proprietari; dopo la breve bufera, però, tutto si rasserena.

L’uomo invita la ragazza a tornare a trovarlo e i due, pur apparentemente divisi da differenza d’età e posizione sociale, diventano subito amici.

Lui, famoso direttore d’orchestra reduce da una relazione sentimentale naufragata, trova nella studentessa Silvia la confidente ideale. Lei, con la sua gioia per la vita, è felice di poter aiutare Zachary a condividere le ombre che si nascondono sotto il successo.

L’amore, però, è dietro l’angolo...

Tra un’enigmatica ex, un mentore apprensivo e un soprano dalla lingua tagliente, tra sospetti, equivoci e sorprese, riusciranno Zack e Silly a far luce sui reciproci sentimenti?

Un rosa leggero e spensierato raccontato dal punto di vista dei protagonisti; tra Torino e New York un susseguirsi di momenti vivaci, malinconici, sensuali, fino all’atteso e romantico finale.





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