Recensione: "STORIE NATURALI" di Primo Levi

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Titolo: Storie naturali
Autore: Primo Levi
Editore: Einaudi
Pagine: 225
Prezzo: ebook - €  7,99; cartaceo (Tutti i racconti) - € 19,00

Trama
Presentati per la prima volta sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila, questi quindici "divertimenti" di Primo Levi ci invitano a trasferirci in un futuro sempre più sospinto dalla molla frenetica del progresso tecnologico, e quindi teatro di esperimenti inquietanti o utopistici, in cui agiscono macchine straordinarie e imprevedibili. Eppure non è sufficiente classificare queste pagine sotto l'etichetta della fantascienza. Vi si possono trovare satira e poesia, nostalgia del passato e anticipazione dell'avvenire, epica e realtà quotidiana, impostazione scientifica e attrazione dell'assurdo, amore dell'ordine naturale e gusto di sovvertirlo con giochi combinatori, umanesimo ed educata malvagità. Ci pare tuttavia che il miglior modo di presentarle sia riportare uno stralcio di una lettera dell'autore: "Parlare dei miei racconti mi mette in un certo imbarazzo; ma forse la stessa descrizione ed analisi di questo imbarazzo potrà servire a rispondere alle sue domande. Ho scritto una ventina di racconti e non so se ne scriverò altri. Li ho scritti per lo più di getto, cercando di dare forma narrativa ad una intuizione puntiforme, cercando di raccontare in altri termini (se sono simbolici lo sono inconsapevolmente) una intuizione oggi non rara: la percezione di una smagliatura nel mondo in cui viviamo, di una falla piccola o grossa, di un "vizio di forma" che vanifica uno od un altro aspetto della nostra civiltà o del nostro universo morale. Certo, nell'atto in cui li scrivo provo un vago senso di colpevolezza, come di chi commette consapevolmente una piccola trasgressione. Quale trasgressione? Vediamo. Forse è questa: chi ha coscienza di un "vizio", di qualcosa che non va, dovrebbe approfondirne l'esame e lo studio, dedicarcisi, magari con sofferenza e con errori, e non liberarsene scrivendo un racconto. O forse ancora: io sono entrato (inopinatamente) nel mondo dello scrivere con due libri sui campi di concentramento; non sta a me giudicarne il valore, ma erano [...]

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Nel panorama delle opere di Primo Levi, Storie naturali è tra quelle collocate in una zona d'ombra. Potrebbe essere soltanto una mia impressione, ma leggendo i racconti non ho potuto evitare di chiedermi perché non mi sia mai stata consigliata.
La prima edizione della raccolta era presentata da una fascetta che insinuava: «Fantascienza?», quasi a suggerire che quei racconti non erano soltanto finzione. E, in effetti, la sospensione tra il possibile e l’impossibile prelude a un’indagine del reale e dell’uomo, che riferisce anche esperienze dirette dell’autore.
L’identità di Primo Levi, pur celata dallo pseudonimo di Damiano Malabaila, infatti, emerge nelle sue molteplici sfaccettature attraverso l’eterogeneità dei riferimenti rintracciabili nella raccolta.
Per esempio, la chimica, ambito di studi e professionale di Levi, svolge un ruolo chiave in alcuni racconti. Nel primo della raccolta, I mnemagoghi, un medico prossimo alla pensione rivela al suo successore di essere riuscito a creare dei «suscitatori di memoria», sfruttando la potenza evocativa degli odori.

«C’è chi non si cura del passato, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti. C’è chi, invece, del passato è sollecito, e si rattrista del suo continuo svanire. C’è ancora chi ha la diligenza di tenere un diario, giorno per giorno, affinché ogni sua cosa sia salvata dall’oblio, e chi conserva nella sua casa e sulla sua persona ricordi materializzati; una dedica su un libro, un fiore secco, una ciocca di capelli, fotografie, vecchie lettere».

Se la chimica rappresenta una via per salvare la memoria dall’oblio, in Versamina conduce alla scoperta di una formula in grado di eliminare il dolore. Una vita privata della sofferenza appare sulle prime allettante, ma il lungo flashback della narrazione rivela un capovolgimento spaventoso.
Ma la scienza non è solo chimica e Levi propone storie che mescolano, al fascino delle potenzialità tecniche, un’inquietudine che permea ora l’atmosfera, trasudando dagli atteggiamenti dei personaggi, ora la situazione risultante dagli esperimenti.
È il caso dell’Angelica farfalla, racconto nel quale emerge la riflessione sulle sperimentazioni sull’uomo e l’orrore ne è compagno. L’ispirazione è, però, dantesca: al poeta e al suo Purgatorio appartiene l’immagine dell’uomo destinato a mutar forma per diventare, dopo la morte, un essere perfetto.
La bella addormentata nel frigo, invece, ha un titolo degno di una storia horror. La bella addormentata è una giovane donna, la cui missione è diventare una testimone del passato nel futuro, ma viene liberata dalla sua prigione di ghiaccio soltanto per poche ore una volta l’anno o in circostanze di particolare interesse storico. La criogenia, dunque, ha finalmente raggiunto l’obiettivo di consentire un viaggio (per così dire) nel tempo. Il racconto risulta al contempo perturbante e divertente, grazie all’ironia che condisce le parole della protagonista e alla parodica struttura commediale.
Non per la prima volta lo scrittore ricorre alla forma teatrale, che caratterizza anche Il sesto giorno e Il Versificatore. Quest’ultimo si distingue all’interno della raccolta, in quanto parte di una serie di racconti che hanno per protagonisti il signor Simpson, impiegato della NACTA, e un poeta anonimo che assiste alle presentazioni delle straordinarie invenzioni dell’azienda.
Storie naturali è occasione per Levi di giocare con la scrittura adottando forme e ambientazioni sempre diverse, variando il punto di vista e lo stile. È esemplare l’esasperata imitazione del linguaggio burocratico in Censura in Bitinia.
In ciascun racconto è presente un elemento disturbante, che spinge a mettere in discussione la più entusiasmante delle invenzioni, la più conturbante delle aspirazioni. Scoprire la fonte del disagio, che si avverte perfino nelle narrazioni più ironiche e divertenti, dev’essere piacere del lettore.
D’altra parte, Storie naturali accoglie una varietà di temi tale da rendere la lettura stimolante anche sotto questo profilo. La memoria e la censura sono solo alcuni: l’indagine di Levi spazia dalla disumanizzazione di lavoro e burocratizzazione al rapporto con il dolore e la felicità, fino ad arrivare all’assuefazione e alla dipendenza dalle macchine. La ricchezza della raccolta risiede, comunque, nei riferimenti culturali che spaziano dall’etimologia dei termini alla scelta dei nomi, passando per figure mitologiche e divinità.
Storie naturali è una raccolta preziosa non solo perché permette di scoprire un Levi ai più sconosciuto, ma perché ha un valore letterario che va al di là dell’identità dell’autore. Inaspettati e sorprendenti, i racconti di Levi consentono di liberare la fantasia e di eleggerla quale compagna prescelta della scienza nella comprensione dell’esistenza.



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