Recensione: LA FELICITÀ VUOLE ESSERE VISSUTA di Loredana Limone

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Titolo: La felicità vuole essere vissuta 
Autore: Loredana Limone
Editore: Salani -18 maggio 2017
Pagine: 467
Prezzo: ebook - € 9,99; cartaceo - € 18,00


Trama
La vita ti dà e ti toglie, ti ferisce e ti cura, ti abbatte e ti solleva. E non si ferma mai. Lo sanno bene a Borgo Propizio: dopo il terribile sisma che li ha colpiti nella terra e nel ' cuore, gli abitanti si impegnano per tornare alla vita e alla serenità e le loro esistenze si incontrano, si scontrano, si intrecciano in maniera come sempre imprevedibile. Così aumentano i turisti stranieri, l'A.C. Propiziese scala la classifica, la boutique Amandissima conquista prestigiosi clienti; aprono negozi di economici e bravissimi parrucchieri cinesi, nascono nuovi amori e ne muoiono altri, mentre le coppie 'storiche' restano solide seppur turbate da qualche gelosia. Come se non bastasse, il borgo è in trepida attesa di una troupe cinematografica: un film a Borgo Propizio! O meglio, un film su Borgo Propizio, perché quella del leggendario fondatore Aldighiero il Cortese è una storia davvero intrigante e perché, aggiunge sibillino il regista, viene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso... Che cosa avrà voluto dire? Quale segreto aleggia tra le strade acciottolate del paese? Al quarto romanzo, la saga di Borgo Propizio si conferma un luogo dell'anima dove rifugiarsi e sentirsi a casa, il posto migliore dove vivere.

***

Il borgo è stato ricostruito, la vita ha ripreso a poco a poco i suoi ritmi, ma molte cose sono cambiate: tra le novità, non è certo ultima l’apertura (o riapertura) della nuova scuola elementare e materna. È il segno di un paese ancora vitale e in crescita, nonostante i duri colpi subiti dal terremoto.
Proprio l’animo di Borgo Propizio, quello da cui i lettori più affezionati sono abituati a essere accolti, rivela di non essersi ancora ripreso del tutto a dispetto della sua tenacia e della ricostruzione.

Non so per quante notti ho sognato monconi fumanti che chiedevano pietà. Incubi, incubi e ancora incubi.

Ogni scossa, tellurica o metaforica, non può che avere dei risvolti sulla vita e richiedere la ricerca di un nuovo equilibrio. Lo sanno bene i borghigiani. Alcuni di loro, come Mariolina e il suo Ruggero e Belinda accanto a Francesco e alla loro piccola Letizia, lo hanno già trovato, ma non dopo le difficoltà che abbiamo potuto leggere nei precedenti libri.

Mariolina non ci credeva. Non credeva a quanto fosse stata fortunata con Ruggero. Ogni volta che lo guardava, provava l’emozione della prima volta in cui lo aveva visto e sentiva di amarlo come quando se ne era innamorata.

Ma c’è chi deve, invece, imparare a contare su stesso e ad amarsi. In questo senso, La felicità vuole essere vissuta è dedicato all’introspezione dei suoi personaggi. Un percorso interiore che accomuna i protagonisti di sempre, Claudia, Antonella, Dora e persino l’amato sindaco Felice Rondinella, e i nuovi arrivati al borgo. Tra questi è impossibile non menzionare l’esuberante Amanda che spera con la sua boutique Amandissima di rinnovare i guardaroba dei suoi nuovi concittadini e incastrare sposare un certo attore.
A proposito di attori, Borgo Propizio è nuovamente in fermento: presto il regista Joyce Joy girerà un film storico sulla storia di Aldighero il Cortese, fondatore del paese, e la sua sposa, Rolanda la Minuta.
Il furto dell’orologio del regista e l’intervento dell’ispettore Saltalamacchia, però, contribuiscono all’intreccio di eventi passati e presenti portando a rivelazioni inaspettate per tutti.
L’attesa delle riprese si accompagna ad aspettative e fantasie, ma le energie di molti borghigiani sono concentrate nel tentativo di trovare una nuova stabilità e guarire dalle ferite lasciate dall’amore nelle sue diverse forme.
Ma si tratta di un percorso lungo che costringe a fronteggiare i propri lati oscuri, i propri incubi e che sottrae spazio all’azione. Per quanto le vicende sentimentali e le rielaborazioni coinvolgano il lettore, è questo l’aspetto che meno mi ha convinto.
Ci sono i pettegolezzi, i pregiudizi del paese e gli impareggiabili fraintendimenti che i borghigiani sanno mettere in scena, eppure ho avvertito la mancanza di movimento.
Rimane, come ogni ritorno a Borgo Propizio, la genuinità nel raccontare la vita, il piacere di ritrovare personaggi ormai divenuti amici e, una volta arrivati all’ultima pagina, la sensazione che ancora molto possa accadere per le vie di quel paese che non c’è, ma abbiamo imparato a conoscere.
Ancora una volta, Loredana Limone dimostra l’abilità di adattare la propria penna al personaggio su cui si focalizza la narrazione, evidenziandone il carattere, l’umore, la capacità espressiva, le idiosincrasie, i difetti e i pregi. Il registro cambia, si arricchisce e talvolta si impoverisce, adottando le frasi che ciascun personaggio è solito ripetere o riferire all’una o all’altra situazione.
La consapevolezza nell’uso di tante variabili stilistiche ha, a mio avviso, il suo apice nelle riflessioni sulla letteratura e, in particolare, negli estratti che l’autrice recupera dal romanzo in stesura di uno dei suoi personaggi femminili di spicco, Antonella. Sono brani che ho molto apprezzato e non ho potuto fare a meno di segnarmeli.
Quando sono arrivata a Borgo Propizio, circa due anni fa, in molti lo avevano già scoperto ed eletto paese del cuore e dell’anima. Con La felicità vuole essere vissuta la saga giunge al capitolo conclusivo, ma prima che ci colga la malinconia vi assicuro che non è finita e Borgo Propizio è ancora lì, pronto ad accoglierci a braccia aperte.



talvolta la vita che è stata ferita sopravvive all’amore che ha ferito. E la sorprese scoprire quanto ancora possa esserci in arrivo, se ciò capita.




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