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Recensione IL LADRO DI GIORNI di Guido Lombardi

 

IL LADRO DI GIORNI
di Guido Lombardi
Feltrinelli | I Narratori | 286 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €16,00
4 aprile 2019 | scheda Feltrinelli

Trama
Salvo, undici anni, barese, detesta molte cose. Quando ti fai male e i grandi ti dicono "tranquillo, non ti sei fatto niente", ma ti fanno fare la puntura per l'antitetanica. Quando scrivi un bel tema e non fai neanche in tempo a esserne contento perché la maestra lo legge davanti a tutta la classe e ti vergogni. E soprattutto quando ti parlano come se fossi un bambino, scandendo le parole, come se tu non le conoscessi già tutte, anche quelle volgari. Come fa suo padre, Vincenzo. Salvo non lo vede da sette anni, da quando cioè due uomini lo hanno portato via, in una scuola speciale dove però alla fine delle lezioni non lo lasciavano mai tornare a casa. Ora Vincenzo è uscito di prigione, ha raggiunto Salvo dagli zii a Udine e vuole che il figlio l'accompagni fino a Bari, dove ha una missione da compiere. Quattro giorni: un tempo enorme per Salvo, che non vuole partire con quell'uomo pieno di strani tatuaggi che fa cose di nascosto, come se avesse un segreto. Ma anche un'occasione per padre e figlio di tornare a conoscersi e a parlarsi. Un viaggio on the road verso il Sud Italia, scandito da incontri in autogrill, lezioni di vita e ricordi di un'infanzia ancora candida e piena di domande, prima che arrivi il misterioso "ladro di giorni".

Recensione
Ho acquistato Il ladro di giorni appena uscito, poi lavoro, uscite continue, problemi vari, la sua lettura è sempre slittata al mese dopo. E di mese in mese l'ho letto solo ora, a quasi due anni dall'uscita e con il film già pronto per essere visto. Prima di guardarlo volevo però scrivere il mio pensiero sul libro in modo da non essere influenzata dalle immagini.

Salvo ha 5 anni quando il padre Vincenzo viene arrestato e portato via davanti a lui. A 5 anni non sa cosa sia un processo, cosa voglia dire lasciare Bari per Trento perchè, dopo la morte della madre, deve andare a vivere con gli zii. Il ricordo di quel padre, della sua voce, delle estati passate a tuffarsi, resterà sempre in lui anche se piano piano inizia a dimenticare il suo viso, il suo sorriso. Dopo 6 anni però il ricordo di quel giorno diverso dagli altri è ancora forte e vivo in lui. Ora la sua vita è diversa ma comunque felice. Gli zii gli vogliono bene e lo crescono come un figlio proprio, a scuola si è innamorato di Noemi ed è diventato un piccolo campione di tuffi. Non se lo ricorda quasi il volto di quel padre, tanto che quando si presenta alla sua porta non lo riconosce. Ha una carta in mano, firmata da un giudice, che dice che Salvo dovrà stare con lui per 4 giorni. E Salvo lo sa chi è un giudice, è uno che decide per gli altri. Quindi non può fare a meno di preparare una piccola valigia, intascare le cento mila lire che la zia gli fa scivolare in segreto in mano, guardare gli zii e salire sulla macchina scassata di quel padre che non vede da 6 anni. Il piano è di tornare a Bari. Il motivo Salvo non lo sa. Come non sa che i giorni che seguiranno saranno uno scossone dopo l'altro, una montagna russa di sentimenti, che lo porteranno a riscoprire quel padre sconosciuto, a riconoscere in quelle rughe il sorriso che gli faceva sugli scogli prima di buttarsi.

Questo libro è stato un tuffo, mai similitudine è stata più azzeccata. Lo apri e ti fiondi nella vita del piccolo Salvo (scusa Salvo, lo so che non ti piace che ti chiamino piccolo) o meglio nel suo tema: Racconta un giorno diverso dagli altri, usando il discorso diretto e indiretto. Inizia così il libro di Guido Lombardi, un romanzo di vita e viaggio, di dolore ma anche di riscoperta. La vita è quella di Salvo che nella sua ingenuità ci racconta una storia in realtà difficile e dura, una storia di adulti, di quelle che te lo spiego quando sarai grande e che non te la spiegano mai, ma quando la capisci da solo era meglio non sapere. 
Il viaggio è un mistero tanto per Salvo quanto per il lettore che, seduto in macchina con loro non sa quanto possa essere pericoloso. Certo, si intuisce. Vincenzo in galera c'è finito e per un buon motivo, ma che in fondo sia tutto un equivoco un po' lo speri. Perchè nonostante usi all'inizio il figlio per il proprio tornaconto lo vedi che gli vuole bene.
E poi ci sono i sentimenti, il dolore e la paura per le perdite subite, per quella madre tanto fragile da non riuscire a vivere neanche per l'amore del figlio, e di quel figlio che, seppur fortunato, è stato defraudato di un'infanzia vera, con i propri genitori, di quei giorni al mare a ridere, a scherzare, a tuffarsi, a fare di nascosto le capriole. La colpa è del ladro di giorni, di quell'oscuro uomo che non si sa perchè ha tradito tanto Vincenzo quanto Salvo. 
Infine abbiamo la riscoperta di un padre e di un figlio, legati da un filo tanto sottile da essere quasi invisibile, ma comunque robusto e resistente. Ma anche la riscoperta della propria umanità da parte di Vincenzo, che parte con uno scopo e un intento e capisce cosa voglia dire essere genitore e soprattutto cosa è giusto per se e per quel figlio che ha perso e gli è stato tolto in un colpo solo.

Il ladro di giorni è stato un viaggio nell'animo semplice di Salvo che non i suoi occhi da bambino ci racconta di un mondo che non capisce del tutto, un mondo fatto da adulti e dai loro segreti, dalle loro cose non dette. E in questo viaggio c'è spazio per un po' di tutto, per i momenti belli, per quelli brutti, per gli orchi e gli angeli, per la paura e la redenzione.

Voto
...e mezzo!



Alla prossima



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