Recensione: Nuda errante, di Sara Trevisan

2/19/2021



Titolo: Nuda Errante

Autore: Sara Trevisan

Editore: Argentodorato Editore

Anno edizione: 2020

In commercio dal: 3 novembre 2020

Pagine: 176, Brossura

EAN: 9788894448283

La storia di un viaggio e di due amici, un gatto e una ragazza. Di luogo in luogo, incontro dopo incontro, la penna di Sara Trevisan spoglia, scalfisce l'inessenziale. Davanti agli occhi di chi legge, si mostra, nitida con note di fantasia, la geografia interiore che abita ognuno. Una mappatura dell'io che sa fare luce, sa spiegare la ragione delle cose.

Recensione



Nuda Errante racconta la storia del viaggio di Layla e del suo gatto Morgan alla ricerca di una nuova casa, di un luogo nel quale potranno vivere finalmente liberi.

Layla è sensibile e questo la rende debole, preda delle paure. Per questo decide di cambiare e sceglie di vivere senza condizionamenti e senza maschere: nuda.

A causa di questa sua scelta si ritroverà a scontrarsi con il giudizio e le chiacchiere dei suoi concittadini, incapaci di accettare la sua scelta di non coprire il suo corpo coi vestiti, che Layla sente come un peso, e per di più con una ferita sanguinante sopra il seno sinistro. Partirà così per questo viaggio alla ricerca di una città perfetta, dove potrà essere capita e accettata, che si rivelerà una sorta di pellegrinaggio all’insegna dell’esplorazione delle emozioni, delle paure e del suo mondo interiore.

Il viaggio intero è una metafora che serve a Layla a ragionare su se stessa e sul senso della sua esistenza.


Il romanzo è ambientato in un mondo moderno fatto di città e grattacieli, simile al nostro all’apparenza, ma nel quale le paure umane sono delle manifestazioni visibili, tangibili, con sembianze talvolta spaventose, altre volte quasi attraenti. 

Layla ha abbandonato i suoi sentimenti, convinta che la sua vita possa essere migliore se governata soltanto dalla mente, privata dalle debolezze del cuore.
È forte, razionale e vede il mondo con occhi oggettivi che le permettono di accorgersi della presenza di queste manifestazioni di paura, praticamente invisibili agli occhi di chi le teme. 
Morgan, curioso e attento come un bambino la porrà di fronte a riflessioni a volte scomode, che metteranno in dubbio il castello di certezze della donna.

La parte filosofica è molto e profonda, Sara ci mostra solitudine, morte e tristezza esaminandone l’essenza, mostrandoci una società che mima gli eccessi della nostra e ne mette a nudo le debolezze. 

Lo stile dell’autrice è accurato, variegato e i dialoghi tra Layla e Morgan, oltre ad alleggerire l’atmosfera, risultano naturali e sono un veicolo narrativo che aiuta anche a guidare i nostri pensieri. Layla spiega a Morgan ciò che vede coi suoi occhi freddi di raziocinio, spesso usando metafore semplici, comprensibili anche per un bambino e lui le risponde con osservazioni a volte strane, altre volte semplici in modo disarmante, perché non comprende fino in fondo la società umana, non facendone parte.

A chi consiglio questo libro?
Il romanzo ha un’atmosfera onirica e si presta a più chiavi di lettura, la storia in sé è piacevole e questo lo rende fruibile anche da chi non cerca una lettura più profonda.
A me è piaciuto molto e lo consiglio soprattutto gli amanti delle introspezioni, l’idea delle manifestazioni di paura è molto originale e mi ha colpito, originali anche le rappresentazioni delle città e dei loro abitanti.
Faccio i complimenti all’autrice, che spero di ritrovare in futuro.





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