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Recensione LE AMAZZONI di Manuela Piemonte

 


LE AMAZZONI
di Manuela Piemonte
Rizzoli | La scala | 393 pagine
ebook €9,99 | cartaceo €18,00
16 febbraio 2021 | scheda Rizzoli


È una notte di luna piena quando, nella Libia dominata dagli italiani, Sara e Angela, nove e sette anni, vedono una donna a cavallo. Con un incedere libero e fiero, sembra prendere la rincorsa verso il cielo, senza voltarsi. Di lì a poco sono costrette a partire con la sorella minore Margherita, ma l'immagine dell'amazzone non la dimenticheranno più. È il 1940 e le attende il campo estivo del regime, tre mesi in Italia insieme a bambini come loro: tredicimila figli di coloni libici, lì per imparare la disciplina e i doveri di ogni buon fascista. Ma appena un giorno dopo il loro sbarco, Mussolini pronuncia la dichiarazione di guerra e la vacanza in Toscana di un'estate si trasforma in una prigionia infinita. Le tre sorelle crescono indossando una divisa, la testa rasata, piccole operaie della dittatura in balia di regole feroci, della propaganda e di un mondo senza più genitori. Quando la voglia di tornare a casa si fa insostenibile e i tentativi di fuga falliscono, quando l'incontro con donne magnifiche, ribelli, non basta a salvarle, nei loro cuori rimane il ricordo della guerriera a cavallo nel deserto. Manuela Piemonte ci consegna un romanzo che pulsa e ammalia, fatto di vite spezzate, crescite fulminee e bambine che sono, a modo loro, delle amazzoni. E con una prospettiva inedita riporta alla luce un pezzo di Storia dimenticato. Per ricordarsi sempre di chi, prima di noi, ha lottato per una vita diversa.


La mia recensione.
Siete mai stati in una colonia? Sono luoghi strani, in cui il tempo si ferma e contemporaneamente accelera di botto, in cui non si è mai abbastanza grandi perchè c'è sempre chi è più grande di te, ma che ti fa crescere da un momento all'altro. È un micro mondo fatto di regole a sé stanti, più della scuola, diverso da casa. 
Oggi le vediamo è fanno quasi tenerezza, ma a guardare bene queste strutture fanno anche pensare, forse spaventano un po'. Sono grandi, squadrate, file di finestre che si susseguono, muri spigolosi, o architetture svettanti, torri, colonne, pilastri, simmetrie, linee rette. E poi pensi a quando è stata costruita. Quella in cui lavoro io è del 1938, primo anno in cui bambini ingenui si radunarono sotto al pennone per l'alza bandiera, in file compatte, in manipoli, teste rasate, cappellini bianchi, braccio alzato e un urlo, "A noi!". 

Sara, Angela e Margherita potevano finire sulla costa romagnola, ma il caso, un ufficio della GIL, la Gioventù Italiana del Littorio o chi per lui, le destinò in Toscana, alla Torre Fiat, un enorme bigodino bianco che svetta sul litorale toscano, a Marina di Massa. Sono partite dall'oggi al domani perchè il governo ha deciso così per i figli dei coloni di Libia. Una vacanza di tre mesi sul salubre suolo italico per tutti, grandi, piccoli, femmine, maschi. È un attimo, un battito di ciglia e le tre sorelline devono lasciare i genitori, abbandonare l'odore di bucato e sudore della mamma, per imbarcarsi sul piroscafo che le porterà lontano dalla Quarta sponda, nel paese da cui provengono, anche se non ci sono mai state. E qui, insieme a decine e decine di altre bambine provenienti da tutto l'Impero, passeranno tre mesi, poi sei, poi un anno, e poi... Si perchè nel frattempo è scoppiata la guerra, che i giornali prima dicono lampo, durerà poco pochissimo, finirà ancor prima della loro vacanza. Ma non finisce la guerra, l'Italia fascista è vincente su tutti i fronti, i nemici sono allo stremo strombazzano i titoloni, ma la guerra non finisce. Da casa le lettere non arrivano, la guerra le fa tardare, è colpa del nemico che affonda le navi, ma non importa, la gloria è dietro l'angolo. E poi arriva la fame, la farina chiesta pugno a pugno alle famiglie del paese, l'orto di guerra, il freddo dell'inverno. Poi arriva l'8 settembre e anche quel luogo che era una oasi di sicurezza diventa una spirale che buca il cielo e che fa paura, una luce che non porta vita ma morte. E Sara, Angela e Margherita? Partite bambine, cresciute tra i lavori che occupano sempre più spesso il loro tempo, le liti, le piccole e grandi invidie, i giochi inventati, le storie ricordate e le lettere mancate, cercano di costruirsi una loro dimensione, un loro angolo di mondo, nella speranza che Margherita, la più piccola, non dimentichi casa, che Angela smetta di sentirsi addosso il senso di colpa e che Sara voglia tornare finalmente a casa.

Sapevo di doverlo leggere ancora prima di sapere quando esattamente sarebbe uscito. Avevo letto un trafiletto su internet, qualcosa della trama, ma sapevo che questo libro sarebbe stato qualcosa di diverso, e così è stato. La storia raccontata da Manuela Piemonte è una storia vera, quella di decine e decine di bambini che da un giorno all'altro divennero vere e proprie vittime di guerra senza aver praticamente mai visto un soldato; decine, centinaia di nomi che si potè ricostruire, conoscere, qualcuno individuare soltanto mesi e mesi dopo la fine della guerra. Erano piccoli quando sono partiti per tre mesi di vacanza, molti non ricordavano il loro cognome o il nome del paese da cui venivano, non c'era bisogno che loro sapessero quello, avevano mandato a memoria la matricola, da quella la direttrice e le vigilatrici potevano risalire a tutto; erano piccoli quando ancora smarriti e spaventati dal luogo nuovo vennero loro rasati i capelli, vennero date loro le divise, una marea uniforme e conforme, che avrebbe dovuto solo obbedire. 

Le Amazzoni, con il racconto semplice e cristallino di queste tre ragazzine, colpisce il cuore e ti urla in testa, ti fa piangere al solo pensiero delle tante infanzie e adolescenze rubate, per gli anni a trascinarsi da sole, ad imparare da sole cosa volesse dire sopravvivere quando non avrebbero dovuto fare nient'altro che giocare e crescere. Sara, Angela, Margherita,... Luisa, Francesca, Rachele, solo nomi, solo bambine prima una piccola grande forza da controllare, da plasmare, e poi un peso di cui nessuno si è voluto occupare, abbandonate a loro stesse, dimenticate, lontano da casa, e nonostante tutto sono loro a non arrendersi, ad andare avanti, a cercare di sopravvivere e di ritrovare la via di casa, sono loro le Amazzoni. 

Voto



Alla prossima





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