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Recensione: I FIORI RUBATI. LA SECONDA INDAGINE DEL COMMISSARIO LIVIA di Silvestra Sorbera

Buongiorno lettori!
Iniziamo la nuova settimana con una nuova recensione. Oggi vi parlo di I fiori rubati. La seconda indagine del commissario Livia di Silvestra Sorbera.



Titolo: I fiori rubati. La seconda indagine del commissario Livia
Autore: Silvestra Sorbera
Editore: LazyBOOK
Pagine: 79
Prezzo: €2,99 (ebook)


Trama: Due bambine scomparse, una strana signora che ama le margherite e il passato che torna dolorosamente nella vita del commissario Livia. Il lettore, seguendo la protagonista alle prese con il rapimento di due bambine di otto anni, entrerà nella sua vita, nella sua famiglia e scoprirà quanto curiosamente, a volte, gli eventi si intreccino.






La mia recensione.
In un mondo letterario oramai popolato da commissari, questori, vice questori oggi come oggi non è facile affrontare il genere. Ancor più se il commissario è donna come in questo caso. A noi lettori, strane creature come siamo, piacciono i "Montalbano" tutto spirito e poesia, gli "Schiavone" rudi, bruschi e affascinanti e via dicendo. Insomma, abbiamo un'idea abbastanza precisa di quello che vogliamo da un libro che parli di indagini, gialli, omicidi. Quando però ci vengono cambiate le carte in tavola e troviamo Livia (nome non casuale per gli amanti di Camilleri) ci facciamo sospetti e attenti. In questo caso infatti, ammettiamolo, siamo anche un po' rompiscatole e facciamo le pulci al romanzo in questione. Io ho accettato di leggere questo breve romanzo proprio per questo motivo, confrontarmi con la lettura di un romanzo di questo genere con una donna protagonista. Ultimamente sto leggendo tanti romanzi di questo tipo e volevo capire se il trovarmi davanti ad un commissario donna avrebbe aggiunto o tolto qualcosa alla mia esperienza di lettura.
Lo so, ora siete curiosi di vedere cosa rispondo a questo dubbio. Ho trovato questo in romanzo  un racconto molto intimo, forse troppo. Leggendo la prefazione si capisce che in Livia e nel romanzo ingenerare c'è molto dell'autrice, dal suo amore per la divisa, alla gioia di raccontare, ma anche anche aspetti molto più personali e delicati. Ho trovato in tutto ciò sia un punto a favore che uno a sfavore. Livia è un personaggio molto complesso, di quelli, passatami il termine, a cipolla, ha uno strato esterno, duro e coriaceo, dettato dal suo ruolo istituzionale, da quella divisa dietro la quale a volte un po' si nasconde; ma al suo interno è una donna lacerata, fragile, che vorrebbe avere qualcuno accanto che la aiutasse a raccoglie i cocci ma che, contemporaneamente, ha paura di avvicinarsi ancora a questo qualcuno. In Livia c'è molto dell'autrice, se ho capito bene. Ma qui sta anche la debolezza del romanzo: il giallo, la parte più misteriosa del racconto, finisce quasi in secondo piano rispetto al personaggio e ne esce indebolita. La sparizione delle due bambine, questi famosi fiori, incuriosire, attira inizialmente il lettore, per poi perdersi e risolversi in maniera frettolosa lasciando per altro diversi dubbi. Possibile che a due genitori, a cui viene rapita l'unica figlia, non venga in mente di condividere con la polizia un particolare così importante? Possibile che due commissariati non così distanti non diramino segnalazione del rapimento di una bambina e che quindi non comunichino tra loro? Insomma, in diversi punti ho trovato al storia poco concreta e troppo attenta alla sua protagonista.

Voto
...e mezzo!


Alla prossima


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